Il Tirreno

Lucchini, rotta la trattativa sui livelli occupazionali

di Nicola Stefanini

L’azienda non vuole rinnovare i 167 contratti a termine che sono in scadenza Produzione bassa, probabile anche una nuova tranche di cassa integrazione

2 MINUTI DI LETTURA





 

PIOMBINO

Rottura delle trattative fra sindacati e Lucchini all’indomani della ratifica, da parte del Tribunale di Milano, del piano di salvataggio dell’azienda. In discussione, nell’incontro che si è svolto ieri, c’era il mantenimento dei livelli occupazionali nello stabilimento piombinese, ma – come viene spiegato in una nota di Fim, Fiom e Uilm – la trattativa si è bloccata su alcuni nodi cruciali.

In estrema sostanza – come spiegano i sindacalisti – Fim, Fiom e Uilm chiedono alla Lucchini garanzie, in prospettiva ampia, per la salvaguardia di tutti i circa 2.200 posti di lavoro che sono l’attuale livello occupazionale nella fabbrica piombinese. Una richiesta che i sindacati fanno da tempo, e ancora di più adesso che è stato omologato il piano di risanamento dei debiti del gruppo, con lo sblocco di risorse e di linee di credito.

L’azienda, però, non appare intenzionata, almeno per ora, a garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. A partire dal rinnovo dei 167 contratti a termine. Di questi lavoratori precari, già 80 sono attualmente fuori; e la Lucchini non sarebbe intenzionata a rinnovare nemmeno l’altra novantina di contratti che vanno in scadenza a breve. O meglio, come spiegano i sindacalisti, l’azienda vorrebbe rinnovare solo pochi di questi contratti e solo nel momento in cui questi lavoratori servissero per un incremento della produzione.

La questione occupazionale, però, va anche al di là del rinnovo dei contratti a termine, andando a interessare gli organici a tempo indeterminato.

Su questo fronte, domenica prossima scade il periodo di cassa integrazione per circa 200 lavoratori. Ma visti gli attuali, ridottissimi, livelli produttivi dell’altoforno piombinese, il ricorso a un’ulteriore tranche di cassa integrazione sembra praticamente inevitabile, anche perché c’è ancora qualche settimana di margine per l’utilizzazione della cassa. E la cig, secondo i sindacalisti, potrebbe interessare diverse centinaia di lavoratori.

È in questo quadro, davvero poco rassicurante, che le trattative fra sindacati e azienda si sono bloccate ieri. Di fatto è una rottura, anche se – spiega la nota diffusa ieri da Fim, Fiom e Uilm – c’è comunque la volontà delle parti di tornare ad approfondire questi temi già nei prossimi giorni.

Intanto oggi è in programma un consiglio di fabbrica durante il quale sarà esaminata la situazione. Durante la riunione i rappresentati sindacali decideranno anche le mosse successive ed eventuali iniziative di protesta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino