Il Tirreno

L’indotto Lucchini col fiato sospeso aspetta l’omologa

di Valeria Parrini
L’indotto Lucchini col fiato sospeso aspetta l’omologa

Senza il placet del tribunale non saranno liberate le risorse derivate dalla vendita di Ascometal

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PIOMBINO. Ìl via libera del piano di salvataggio della Lucchini, asseverato nel dicembre scorso, non c’è ancora.

Ormai, però, dovrebbe essere questione di giorni e l’omologazione da parte del tribunale dovrebbe finalmente arrivare.

L’attesa è forte. E forte è la preoccupazione espressa dalle aziende dell’indotto.

Il comitato dei creditori che fa riferimento a Confindustria e alle altre associazioni datoriali, si riunirà mercoledì.

La stima del debito consolidato nei confronti delle ditte degli appalti e dei subappalti a fine anno si attestava sui 120 milioni. E nel frattempo non può che essere cresciuta anche se la quantificazione non è nota.

Il direttore di Confindustria, Umberto Paoletti, conferma la pesantezza della situazione. Senza il placet del tribunale che libererebbe le risorse finanziarie derivanti dalla vendita di Ascometal, il rischio del collasso si rafforza.

«La crisi economica si fa ogni giorno più soffocante e intanto - afferma Paoletti - continua a mancare la visibilità necessaria a tranquillizzare circa il ripristino dei tempi fisiologici di pagamento».

Perchè c’è il credito pregresso, consolidato, e il corrente. Il mix è pesante. Ma soprattutto viene giudicata allarmante l’assenza di prospettive nella continuità produttiva.

«Non dimentichiano - dice ancora il direttore di Confindustria - che questo quadro di grave incertezza si somma alle difficoltà provocate dalla stretta creditizia, che rende sempre più complicata l’erogazione di liquidi da parte delle banche. E’ assolutamente necessario che il sistema bancario continui ad assicurare supporto alle imprese per non aggravarne le condizioni già molto precarie».

Sullo sfondo, la speranza spinge verso un’unica direzione: l’omologa del tribunale, definita fondamentale per tutelare il sistema industriale e l’economia dell’intero territorio. «Non c’è niente da fare - chiude Paoletti - l’attività manufatturiera resta uno dei cardini fondamentali sia in termini produttivi che occupazionali. E va difesa».

Da un recente monitoraggio eseguito dal Comitato dei creditori, risultano situazioni particolarmente critiche, con ditte di fornitura e subfornitura che, a fronte di un avere di circa 100 mila euro, hanno ricevuto sì e no la decima parte. Alcune devono riscuotere fatture emesse un anno fa.

Ad ingrigire la panoramica c’è il fatto che si tratta spesso di realtà economiche locali, legate a doppio filo ai destini della fabbrica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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