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Lucchini, si profila un nuovo periodo di cassa integrazione
Raggiunto intanto l’accordo sul premio di risultato 230 euro in busta per tutti, senza distinzione di livello
PIOMBINO
Una calda e una fredda. Mentre sindacati e Lucchini hanno appena raggiunto un accordo sul pagamento della seconda tranche del premio di risultato, l’azienda ha fatto affiggere alle portinerie dello stabilimento una lettera che di fatto anticipa la decisione di far ricorso ad un altro periodo di cassa integrazione per la maggior parte dei dipendenti.
Come già era avvenuto per la prima rata, i sindacati hanno ottenuto un premio di 230 euro, uguale per tutti i dipendenti, indipendentemente dal livello e dalle mansioni svolte. «Questo perché – spiega il segretario della Fiom Luciano Gabrielli – in fabbrica c’è stata un’applicazione differenziata della cassa integrazione e molti lavoratori avrebbero potuto essere penalizzati. Riteniamo che un premio uguale per tutti sia, invece, un giusto contributo a superare il momento di difficoltà che stanno vivendo i lavoratori della Lucchini».
Le buone notizie durano però appena lo spazio di un mattino. Nella lettera ai dipendenti, la direzione chiede loro di utilizzare 40 ore di ferie al mese (cinque giorni di lavoro) entro dicembre, considerato il periodo di difficoltà e la diminuzione della produzione. Praticamente impossibile che siano molti i lavoratori che avranno a disposizione quest’anno ancora 480 ore di ferie. L’alternativa, per chi non le ha, è la cassa integrazione. Quella per circa 300 lavoratori del Tmp, Tpp e acciaierie è intanto stata prolungata fino al 5 marzo.
«Non siamo ancora entrati nel merito della discussione sull’ulteriore ricorso alla cig – spiega Gabrielli. E’ chiaro che dovremo prima entrare nel merito degli assetti produttivi e solo successivamente dell’organizzazione del lavoro e degli eventuali ammortizzatori sociali, tenendo conto che la Lucchini ha ancora a disposizione 40 settimane di cig ordinaria».
Della situazione della Lucchini si tornerà intanto a discutere in Regione, in un vertice presieduto dal presidente Enrico Rossi al quale parteciperanno, oltre ai sindacati e l’azienda anche il sindaco Gianni Anselmi e il presidente della Provincia Giorgio Kutufa.
I sindacati hanno anche finalmente ricevuto la convocazione al ministero dello Sviluppo economico per il 14 febbraio. Due tavoli, quello regionale e quello nazionale, dai quali ci si attende di capire qualcosa in più sul futuro dell’azienda ed il ruolo che in questa difficile situazione può assumere il governo.
Pochi giorni prima dell’incontro al ministero, il 10 febbraio, scade anche il termine del periodo di osservazione del piano finanziario per la rimodulazione del debito sottoscritto con le banche. Teoricamente il giudice del Tribunale di Milano Roberto Fontana, che ha in mano la pratica, potrebbe decidere subito dopo. Ma l’ipotesi più realistica è che prenda altri 30 giorni di tempo prima della sentenza.
Nel frattempo il livello dell’allarme sul grado di resistenza delle Lucchini si sta alzando. Già si diffondono voci su un possibile di “spezzatino” del Gruppo. Piombino resterebbe da solo, alle prese con l’urgente necessità di trovare entro giugno un nuovo partner industriale.
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