Il Tirreno

Artigianato in crisi, crolla il fatturato ma non la speranza

Artigianato in crisi, crolla il fatturato ma non la speranza

Cresce il numero delle aziende nonostante le difficoltà Minelli (Cna): «Occorre semplificare le normative»

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di Ludovica Monarca

PIOMBINO

In Giappone li chiamano “i nostri eroi” e non sono militari premiati con medaglie al valore, ma artigiani. Coloro che lavorando difendono la cultura e le caratteristiche del Paese. A Piombino, nonostante il crollo del fatturato dell’ultimo anno (- 10% rispetto al 2010 nella provincia di Livorno), si conferma la voglia di credere e investire in un settore che resta fondamentale per la Toscana.

Nel primo semestre del 2011, secondo l’ultima analisi della Camera di Commercio, le imprese attive nel territorio comunale sono 597, dieci in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le più numerose sono le aziende legate al settore delle costruzioni (253), seguite da quelle inserite nel settore manifatturiero (112). Un lieve segnale positivo che però non significa che la crisi sia passata. Anzi. Basti ricordare le difficoltà che stanno passando molte aziende metalmeccaniche, artigianali e edili dell’indotto Lucchini.

«Ma nonostante le tante difficoltà – spiega Emanuela Minelli coordinatrice Cna per la Val di Cornia – le aziende artigiane sono vissute dagli imprenditori, ancora con tanto amore e dedizione, elementi indispensabili per ottenere un risultato, nel campo della produzione e del servizio di qualità, che rappresenta ancora oggi la differenza tra produzione artigianale e industriale». Una differenza su cui molti Paesi, vista la crisi che sta divorando la grande industria, stanno investendo e cercando di valorizzare per ridare respiro al settore. E a Piombino? «Probabilmente qui da noi la sottovalutazione che la grande fabbrica potesse incappare in una situazione così disperata ha giocato una grossa parte – afferma Minelli – Le crisi cicliche dell'acciaio e del nostro stabilimento si sono fin ad oggi concluse sempre più o meno positivamente, portandoci a credere che il processo fosse ripetibile all'infinito. Ma una crisi di questa portata, sicuramente superiore a quella del 1929, dalla quale anche settori più avanzati del nostro, stanno subendo gravi perdite (basta pensare all'auto) e che vede ogni giorno l'apertura di nuovi tavoli di crisi, è difficile da superare con le nostre sole risorse territoriali. Soprattutto quando un gigante come la siderurgia piombinese, sta sprofondando sopraffatta dai debiti e dal superamento tecnologico». Secondo Minelli forse la situazione sarebbe diversa se i tanto promessi ed agognati investimenti- dal rifacimento dell'altoforno al minimill- fossero stati realizzati prima di questo blocco produttivo.

«Non è però il momento delle polemiche, ma delle scelte –afferma – Oggi è necessario trovare nuovi sbocchi, poiché tutta l'economia di Piombino è collegata, e se non si trovano soluzioni a breve, si rischia di perdere un numero di posti di lavoro incalcolabili per la nostra realtà». I principali problemi in questo momento sono gli stessi per tutte le imprese: la mancanza di lavoro per la restrizione dei consumi in genere, la mancanza di liquidità per il quasi blocco del credito bancario, le pochissime prospettive per il futuro che non permettono di investire nel proprio lavoro. «Le piccole aziende – conclude Minelli – hanno bisogno di una semplificazione delle normative, di una maggiore attenzione da parte della politica e del governo del Paese, dando di nuovo impulso a settori dell'artigianato, dove il valore aggiunto è dato dalla creatività, l'unica cosa che ci ha sempre distinto nel mondo, l'unica cosa che possiamo esprimere al meglio, e che fa dell'artigianato un mestiere unico». “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, diceva Brecht. Ma noi, questa volta, ne abbiamo davvero bisogno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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