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«Maternità, allarghiamo il bacino d'utenza»

«Maternità, allarghiamo il bacino d'utenza»

Tortolini appoggia Anselmi e politiche comuni con l'Alta Maremma

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PIOMBINO. L'ipotesi di chiusura del punto nascita paventato dall'approvazione da parte della giunta regionale del nuovo Piano sanitario e sociale integrato 2011-2015, approderà nel corso del prossimo anno in consiglio regionale. Matteo Tortolini, consigliere regionale del Pd spiega che «la permanenza o meno del punto nascita a Piombino è una questione che è sul tavolo non certo da oggi, ma c'è un punto che da cui deve partire la discussione e cioè che la giunta regionale nell'ambito del nuovo Piano di settore ha affermato quanto contenuto nel Piano nazionale per la riorganizzazione dei punti nascita che si pone il problema di elevare gli standard di qualità, appropriatezza e sicurezza».  Il riferimento di Tortolini è alle linee guida sulla riorganizzazione dei punti nascita che prevede la soppressione della maternità negli ospedali al di sotto delle 500 nascite e la riorganizzazione per quelle realtà che stanno sotto i 1000 per alzare gli standard qualitativi, con l'adeguamento delle risorse strutturali, tecnologiche e di personale. «Aggiungo - prosegue Tortolini - su un tema che oggi non è ancora sul tavolo e che tuttavia si intreccia con la tenuta dei servizi socio-sanitari, che se in Toscana vogliamo difendere e qualificare il sistema sanitario pubblico in un tempo di risorse scarse e di una domanda in aumento, dobbiamo avviare una discussione per una nuova grande riforma dopo quella di metà degli anni '90 che accentui la dimensione di scala dei servizi, che abbia il coraggio di ridurre e riorganizzare il sistema della aziende sanitarie».  Tortolini sosiene di condividere la strada indicata dal sindaco Gianni Anselmi, «che è l'unica possibile, ovvero creare le condizioni per integrarsi con Portoferraio ed evitare il taglio della maternità. C'è poi un problema più di fondo che attiene al punto nascita così come all'offerta scolastica e cioè che in questi anni si è assistito a un progressivo spostamento del baricentro di una parte della popolazione della Val di Cornia verso la Val di Cecina, per motivi logistici, relazionali e di offerta complessiva. Ecco che ricostruire un bacino di utenza più largo capace di attrarre una parte dell'alta Maremma non è un arido vezzo di ridisegno istituzionale ma una questione cruciale su cui si gioca la tenuta e la qualificazione dei servizi nel nostro territorio, che va progressivamente concretizzata e resa viva nelle comunità con accordi istituzionali e pratiche quotidiane».  Infine secondo il consigliere regionale «se la localizzazione del nuovo ospedale è il terminale di una nuova strategia territoriale, sui temi socio-sanitari è necessario rendere più incisiva una politica di attrazione e di relazione feconda fra territori confinanti».

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