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«Fermare l'altoforno è un grosso rischio» Parola del suo papà
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LAltoforno della Lucchini che sarà fermato il 24 dicembre 3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Il 23 dicembre la Lucchini avvierà le procedure di fermata dell'altoforno, che sarà caricato in bianco, senza cioè produrre ghisa, fino al 18 gennaio. Non è la prima volta che l'Afo viene fermato, ma stavolta i timori sono maggiori. Senza altoforno si ferma la fabbrica, 2.200 lavoratori andranno in cig e serie ripercussioni sono prevedibili nelle ditte dell'indotto. La fermata preoccupa i sindacati, che temono che problemi tecnici al momento della ripartenza e il protrarsi della stagnazione del mercato, possano prolungare la fermata. Ma al di là delle garanzie di ripartenza date nei giorni scorso dall'azienda, quanto è concreto il pericolo segnalato dai sindacati? L'ingegner Erminio Amadei, oggi in pensione, è un po' il papà dell'altoforno 4. Capo divisione dell'area fusoria alla fine degli anni Settanta, ha seguito tutte le fasi della costruzione dell'impianto, dal progetto fino alla messa in marcia nel luglio del 1978. «L'impianto è vecchio - sostiene - non sappiamo in quali condizioni sono le pareti di refrattario e le guarnizioni. La fermata è pericolosa. La ripartenza può costare lacrime e sangue e potrebbe anche non avvenire». Il raffreddamento, secondo Amadei, potrebbe provocare il distacco delle guarnizioni. «Le pareti dell'altoforno, quando marcia a regime, sono autoportanti. Non è possibile sapere, in un forno vecchio come questo, quanto refrattario si staccherebbe. Quando il materiale si ritira finisce nella sacca e nel crogiuolo. Il refrattario non si scioglie alle temperature di 1500-1600 gradi e bloccherebbe quindi il forno». All'ingegner Amadei è capitato, nel 1984, di fermare l'Afo4 per il rifacimento. «Ma allora - dice - lo stabilimento era meno rigido. Avevamo l'Afo1 in grado di produrre 1500 tonnellate di ghisa al giorno e con quelle siamo riusciti a produrre acciaio e continuare a produrre vergella e rotaie». Si potrebbe far marciare l'impianto al normale ritmo e produrre ghisa in pani da vendere. «Fu fatto - ricorda Amadei - Negli anni Settanta - quando la Fiat entrò in compartecipazione nello stabilimento e furono chiusi i forni Martin Siemens per sostituirli con Ld. Fu un errore perché il mercato tirava. Ma a quel punto non sapevamo dove mettere la ghisa. Afo1 produceva 1600 tonnellate di ghisa al giorno con una percentuale di silice da 1 al 3. Riuscivamo a produrne 40mila tonnellate al mese vendendola come speciale alle fonderie: facemmo un sacco di soldi». Sarebbe possibile oggi? No semplicemente perché alla Lucchini non c'è più una macchina a colare in grado di mettere in pani la ghisa. Così restano le preoccupazioni per la fermata dell'altoforno. Ci sarebbero meno problemi nel caso di fermate più brevi ma ripetute? «Il protocollo per la salvaguardia dell'impianto - conclude l'ingegner Amadei - prevedeva al massimo fermate a distanza di dieci giorni e per 16 ore. Più si allunga la fermata, più aumentano i rischi». (g.p.)
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