Il Tirreno

Abbandonati in un capannone e su un’area di 4mila mq da una ditta che doveva estrarre il gas e poi riciclarli

Cimitero di frigoriferi, bonifica al via

Giorgio Pasquinucci
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Le benne dell’Asiu al lavoro per rimuovere le montagne di frigoriferi

Le benne dell'Asiu rimuovono quattro tonnellate di carcasse a Montegemoli

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PIOMBINO. Migliaia di carcasse di frigoriferi, almeno 4mila tonnellate, da dieci anni accumulate in un capannone di 1.200 metri quadrati e su un piazzale di 4mila. Una vicenda quasi sconcertante che si è avviata a conclusione solo in questi giorni. Le benne dell'Asiu sono infatti finalmente entrate nell'ex capannone dell'Ecoltecnica a Montegemoli per iniziare una bonifica che durerà almeno quattro mesi.  L'inizio della storia risale al 1999, quando la ditta Ecoltecnica sistemi di Collesalvetti prese in affitto capannone e terreno da Rino Guglielmi, che nei primi anni Settanta aveva creato lì il primo "cash and carry" della Val di Cornia. L'affare era quello di ritirare frigoriferi di ogni genere, da quelli professionali da bar e ristoranti a quelli domestici, per estrarre il gas freon, recuperare i motori e separare il materiale riciclabile dal resto.

Una delle tante iniziative di quegli anni, caratterizzata da prodromi della crisi siderurgia che hanno richiamato sul territorio piombinese diverse aziende, a partire dalla fabbrica di telefonini delle One Comm, tutte finite nel nulla più assoluto.  All'Ecoltecnica tutto è andato bene per un po' di tempo, giusto quello per riempire di lamiere ogni angolo del terreno e del capannone. E quando lo spazio non è bastato più e gli operai a fatica riuscivano a muoversi negli stretti corridoi lasciati liberi tra le montagne delle carcasse, l'impresa non ha esitato ad usare la pressa, racchiudendo in una sola matassa acciaio, rame e plastica.  Per stare al passo con la legge Ronchi mancava infatti l'anello fondamentale della catena, un impianto che sembra poter arrivare insime ad un nuovo socio, che aveva dichiarato di essere disponibile ad investire un milione e 550mila euro.

Soldi e impianto che non arrivarono mai. Nel 2004 a Montegemoli arrivarono invece i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Grosseto, che misero sotto sequestto l'intera area. Nel 2005 il fallimento con l'avvio di una lunga procedura che si è conclusa solo un anno fa con la prescrizione del reato di cui erano stati imputati i responsabili dell'azienda.  È questo che ha consentito, finalmente, alla Provincia, che a suo tempo aveva autorizzato l'attività, di entrare in possesso della fidejussione di circa 150mila euro versata dall'Ecoltecnica. I dissequestro dell'area ha permesso di programmare con quei soldi la bonifica.  Un intervento atteso soprattutto dai proprietari del capannone, che oltre a non riscuotere da anni l'affitto e non poter rientrare in possesso degli immobili, rischiavano di dover provvedere direttamente alla rimozione.  La Provincia, dopo aver eseguito una perizia, ha firmato una convenzione con il Comune che, a sua volta, ha incaricato l'Asiu delle procedure. «L'Arpat ha fatto una perizia - sostengono all'Asiu - e i materiali sono stati certificati come non pericolosi. Siamo riusciti a trovare un'azienda, la Gawi di Borgo San Lorenzo, in grado di separare i materiali riciclabili. Gli altri torneranno qui, in discarica».

All'Asiu è riconosciuto un corrispettivo di poco inferiore a 100mila euro. Saranno utilizzati per coprire le spese di carico e trasporto.  I quattro mesi necessari per completare l'operazione danno l'idea di quanto c'è da fare per portar via quelle montagne di lamiere ormai arrugginite. È un altro esempio, purtroppo non isolato, di una qualità d'impresa assai discutibile che, se non ha arrecato danni al territorio, li ha procurati all'erario, chiudendo come la One Comm con oltre 5 milioni di euro ricevuti da Sviluppo Italia per produrre solo qualche centinaio di telefonini cellulari.


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