Il Tirreno

Scatta un piano del Parco per catturare cinghiali e abbattere più mufloni

Stefano Taglione
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Cinghiale dentro un bosco e, in alto, una battuta di caccia

Obiettivo quota 1500, 25% in più rispetto al 2011 Gli ungulati presi verranno destinati alla macellazione

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PORTOFERRAIO. 138mila euro per catturare più cinghiali e abbattere anche un maggior numero di mufloni. Un progetto a largo ragigo quello del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano che dopo l'ultimo consiglio direttivo dell'Ente, ha definito gli obiettivi minimi da raggiungere entro i prossimi quattro anni, in modo tale da procedere nel più breve tempo possibile verso l'eradicazione o quanto meno il controllo della specie. Per quest'anno le spese di gestione per ridurre gli ungulati ammontano a 63mila euro.  A questa cifra se ne devono aggiungere 60mila per l'acquisto di 15 trappole e di recinzioni elettriche da posizionare ai confini delle aree protette.

Altri 15mila euro serviranno per un corso di formazione rivolto ai selecontrollori, le persone autorizzate dal Parco ad abbattere i mufloni. I cinghiali intrappolati aumenteranno del 25% nei prossimi due anni e saranno 1.500 contro i 1.200 previsti quest'estate. «Nel caso del perdurare di situazioni tali da far presupporre l'incremento della popolazione - fanno sapere dal Parco -, come incremento dei danneggiamenti e segnalazioni, potranno essere concordate differenti strategie con gli organi tecnici di controllo, ivi comprese altre tecniche, che consentano maggiore efficacia di prelievo». I mufloni, invece, dovranno essere mantenuti sulle 200 unità. Questi animali non si introducono molto facilmente nelle trappole e, per questa ragione, saranno abbattuti dai selecontrollori che come ricompensa potranno portarseli a casa. «Pensiamo che un tasso di prelievo minimo e programmato pari almeno al 75% della consistenza minima osservata per due anni - precisano dal Pnat - possa essere utile per ottenere l'obiettivo individuato.

Se non fosse raggiunta la consistenza obiettivo, occorrerà adeguare ulteriormente la percentuale di prelievo in base ai risultati conseguiti con i monitoraggi della popolazione». I cinghiali catturati diventeranno di proprietà dell'azienda appaltatrice, che potrà utilizzarli per allevamenti e macellazione. «In caso di un'eventuale filiera di macellazione che valorizzi il prodotto elbano - concludono dal Parco - potranno essere considerate, in base al bilancio tra i costi gestionali di cattura e i ricavi di vendita, soluzioni alternative».

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