Il Tirreno

I danni alla cava Beneforti

«Era tutto sommerso da fango e detriti ma ripartiremo»

La cava Beneforti
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La cava Beneforti

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 SAN PIERO. «Quando siamo arrivati alla cava, intorno alle 8,30, la situazione era drammatica: macchinari erano ricoperti di sabbia e detriti, magazzino distrutto, acqua e fango ovunque. Una cosa del genere non l'avevamo mai vista. Edesso la situazione è migliorata, anche grazie all'intervento di tante persone e di mezzi con i quali abbiamo liberato la cava. A loro va il nostro più sincero ringraziamento. I danni sono minori rispetto a quello che ci eravamo immaginati ma restano comunque tanti». Mauro Beneforti è uno dei titolari della cava di granito di San Piero gestita dalla sua famiglia ormai da 4 generazioni. La sua è la prima azienda colpita dalla furia dell'acqua la mattina del 7 novembre. Su macchinari, strutture, aree di lavoro sono precipitati quasi 2mila metri cubi di massi, sabbia e fango. Dall'alto è venuta già una vecchia cava, in disuso da tempo e letteralmente travolta dall'acqua. «Il magazzino non c'è più - racconta Mauro Beneforti - abbiamo perso quasi tutte le attrezzature che avevamo lì dentro: ventose, compressori, dischi diamantati. Non riusciamo a trovarli, non sappiamo dove li abbia trascinati l'acqua». Attrezzature che ora dovranno essere ricomprate.  «I macchinari erano completamente sepolti - continua - compresa la nuova fresa: dobbiamo capire ancora se sarà possibile aggiustarla e quanto ci costerà. Quantificare i danni? E' difficile da dire. Anche perché, per lavorare, abbiamo bisogno di rimettere in sesto anche l'argine del canale che scorre qua vicino. Sarebbe un compito delle istituzioni, ma noi non possiamo aspettare. Ci diranno loro come fare ma bisogna intervenire subito se vogliamo ricominciare a lavorare».  Il tutto in attesa di un risarcimento che non solo i Beneforti ma tutti i privati - e sono moltissimi - che hanno subito danni per colpa dell'alluvione sperano di poter ottenere per ripartire al più presto. V.L.

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