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Cavoli distrutta dall'alluvione prova a rinascere

Cavoli distrutta dall'alluvione prova a rinascere

Il proprietario del bagno distrutto: abbiamo tutto l'inverno per lavorare

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Con la gemella, Fetovaia, è una delle spiagge più frequentate dell’isola d’Elba. E ogni estate è concorrenza spietata per chi riesce a organizzare le feste migliori o a intercettare il maggior numero di vip. Ma da lunedì scorso la partita con la rivale si fa impari perché Cavoli si è trasformata in un groviglio di fango, massi, rami e rifiuti trascinati a valle dalla bomba d’acqua che ha investito Campo. L’Eldorado degli amanti della tintarella, quelli che per una giornata esclusiva su una spiaggia dai colori caraibici spendono anche 12 euro di parcheggio al giorno, è ferito.

FOTO: Cavoli e Fetovaia prima e dopo

Di queste ferite la piccola comunità di Cavoli, dove d’inverno abitano poche decine di persone, ha già cominciato ad occuparsi. E da 48 ore sono in azione ruspe, motopale e idropulitrici. «Abbiamo tutto l’inverno davanti a noi - si consola Alfonso Batignani, il proprietario dello stabilimento balneare andato distrutto a causa dell’alluvione - ci riprenderemo. Certo se una cosa così fosse capitata a inizio stagione sarebbe stato un vero disastro. Speriamo di fare in tempo e che non ci si metta di mezzo la burocrazia». Sarà quindi un lungo inverno di lavoro, per lui - che si trovava all’estero quando gli hanno comunicato l’accaduto - e per i proprietari delle strutture ricettive che si trovano nelle vicinanze.

L’acqua, venuta giù dal monte con inaudita violenza, non ha risparmiato niente. La piena dei canali che attraversano il piccolo centro abitato ha spezzato e trascinato in mare la piattaforma in cemento di un parcheggio, quello dell’Hotel Lorenza. I massi precipitati a valle con l’acqua da una vecchia cava di granito si sono abbattuti sui muri degli edifici, sugli infissi del parcheggio coperto dello stabilimento balneare. La spiaggia, poco più in basso, è un puzzle di sabbia, pietra, cemento, pezzi di legno.

Le spallette del canale che costeggiavano lo stabilimento balneare sono scomparse. L’acqua ha aperto strade, ora coperte di fango, e voragini. Non si trova più un pedalò, inghiottito dal mare insieme a gran parte dei resti delle cabine e dell’ufficio dello stabilimento Batignani. «Dentro c’erano tutti i documenti - commenta il proprietario - l’acqua si è portata via tutto e quello che è rimasto è coperto di fango».

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