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L’atlante realizzato dalla direttrice della Soprintendenza di Pisa Fiorella Ramacogi
Un volume per riscoprire le fornaci elbane
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PORTOFERRAIO. Un libro "in itinere" quello presentato alla Galleria Demidoff di San Martino da Fiorella Ramacogi, direttrice della Soprintrendenza di Pisa. S'intitola "Isola d'Elba, Atlante delle fornaci", edito da BetaGamma di Viterbo. Un volume di 250 pagine, scritto da diverse mani, il cui filo conduttore sono le fornaci (complessivamente sono una sessantina, ma non è escluso che il numero cresca ulteriormente) di mattoni e calce che si trovano soprattutto (ma non solo) lungo le coste dell'Isola e che adesso o sono fatiscenti o invase da vegetazioni. Tranne una. Quella che si trova sull'arenile della spiaggia di Nisporto (Rio nell'Elba), oggi sotto tutela da parte del ministero competente, di proprietà di Lucia Galli, nata a Piombino nel 1880 e morta a Portoferraio nel 1955, meglio conosciuta come la "Ballerina", essendo stata la prima ballerina del teatro della Scala. Un libro, si diceva, che può costituire il punto di partenza per la valorizzazione di costruzioni ritenute "non eccellenti", ma indicatori sociali nonché spie antropoligiche di prim'ordine di una data epoca, senza parlare poi di un probabile progetto relativo a percorsi turistici da vendere nella gran kermesse delle visite guidate sul territorio. E tutto è iniziato con una visita alla fornace della Ballerina a Nisporto. «Da allora - ha detto Fiorella Ramacogi - si è accesa in me la voglia di valorizzare il manufatto». Correva l'anno 2001, quando il progetto cominciò a prendere corpo. Mario Ferretti, il compianto responsabile della Soprintendenza di Pisa per l'Isola d'Elba, ne fu entusiasta al punto da incoraggiare la stessa Ramacogi ad andare avanti. Tessera dopo tessera cominciò a prendere forma e corpo il libro delle fornaci. Che ha un merito, secondo l'allora soprintendente Guglielmo Malchiodi, quello di contribuire alla testimonianza della presenza dell'uomo all'Elba. «Il taglio dato - ha aggiunto - è molto appropriato in quanto contribuisce alla conoscenza dell'Isola e della sua storia». Alla presentazione del libro sono intervenuti Agostino Bureca soprintendente di Pisa, Roberta Martinelli direttrice dei musei napoleonici elbani, i sindaci Roberto Peria (Portoferraio), Ruggero Barbetti (Capoliveri), il vicesindaco di Porto Azzurro Angelo Banfi Paola Mancuso (Rio Marina) e una nutrita delegazione dei diciasette collaboratori che hanno preso parte al progetto. Paolo Ferruzzi, docente di Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Roma, si è occupato di storia. «La maggior parte di queste - ha detto - sono difficile da reperire sul territorio. Le fornaci sono un po' come l'araba fenice: dalle loro ceneri si riformano e si ricreano». È stata fatta una mappatura e si nota subito la loro esistenza, allorquando si verificano due fattori principali: la presenza di materia prima (il calcare e l'argilla) e la fonte d'energia (il bosco e le piante). «Propongo - ha concluso il suo intervento Ferruzzi - un percorso delle fornaci da realizzare lunga la costa dell'Isola».
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