Italia
«Ho visto l'inferno Il negozio non c'è più e ora ho tanta paura»
Luca Centini
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Un fiume d’acqua in paese3 MINUTI DI LETTURA
CAMPO. «Stamani ho visto l'inferno». Luigi Nappi è ancora sconvolto dopo che l'alluvione ha stravolto la sua casa, il suo paese. E si è portato via una sua concittadina. Ieri mattina, intorno alle 6,45, Luigi si è svegliato e, con i suoi occhi, ha seguito con lo sguardo il fiume di fango. «E' stato terribile - racconta Nappi, a due passi dal punto in cui il fosso Alzi ha ceduto - nel parcheggio c'erano almeno due metri d'acqua. L'acqua trasportava auto, cassonetti e persone. Ho visto una signora che, disperata si è arrampicata su un albero. Un nostro amico si è buttato in acqua per aiutarla. C'era almeno un metro e mezzo di profondità». Di storie come queste, ieri mattina a Marina di Campo, se ne ascoltavano a decine, in un paese messo in ginocchio dalla marea di fango, sabbia e detriti. Ognuno ha il volto segnato da una tragedia personale, dalla paura provata. «Guardi cos'è diventato il mio negozio - dice una commerciante del centro - dovrò buttare via ogni cosa. Non so come potremo ripartire, qua è un vero disastro». La vetrina sfondata della cartoleria non basta per nascondere il disastro, tra mobili a gambe all'aria, libri e materiale cartaceo praticamente distrutto. I negozi di via Fattori sono irriconoscibili. «Non ho mai vissuto una cosa del genere», racconta Giorgio Bisso, titolare di un negozio di abbigliamento in via Fattori. E' dentro al locale. Sta cercando di mettere in salvo quel poco che non è stato inzuppato dall'ondata di fango. «Abito a Marciana, sono arrivato stamani - racconta - Era già passato. Nel negozio c'erano almeno una sessantina di centimetri d'acqua. Il danno? Tutti i vestiti sono da buttare, ho perso almeno 100mila euro». Dentro, avvolti in sacchi di plastica, gli abiti firmati che fino a domenica erano esposti in vetrina. Ma, del resto, niente è ormai come prima. Intorno a mezzogiorno, in centro, l'incredulità sembra tenere a freno la rabbia di commercianti, dei proprietari delle abitazioni danneggiate. E' come se gli abitanti dovessero ancora elaborare fino in fondo la gravità di quanto accaduto. «Ho avuto tanta paura di morire - racconta un residente di una palazzina sul lungomare - stavo dormendo. Vivo con i miei genitori anziani. L'acqua è entrata in modo silenzioso. E in pochi attimi ha riempito tutta la casa. In qualche modo siamo riusciti a uscire, ci siamo messi in salvo salendo sul tettuccio di un furgone. Siamo rimasti là per almeno due ore e mezza. Ora non ho più una casa, non ho più il mio negozio. Non so davvero cosa fare». Quando l'acqua ha raggiunto la sua massima potenza chi ha mantenuto la lucidità ha cercato rifugio nei piani alti delle case. Ma chi era in strada ha finito per essere trascinato via dalla corrente ed è stato costretto ad aggrapparsi al primo palo della luce, al primo albero per non essere risucchiato. «Ho visto tutto dalla finestra di casa - racconta Vitaly Grosso - in poco tempo il fiume di fango si è gonfiato ed è venuto giù lungo la strada. Trascinava ogni cosa. Ho visto galleggiare automobili, cassonetti. Di tutto. Era incredibile».
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