Italia
Lucchini, domani sciopero dei lavoratori dello stabilimento di Piombino
A preoccupare gli addetti dello stabilimento, il calo di ordinativi, con un programma di diverse fermate all'altoforno e il rischio per i lavoratori precari
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PIOMBINO (Livorno). Sciopero di due ore alla Lucchini. Domani i lavoratori dello stabilimento di Piombino incroceranno le braccia e parteciperanno alle assemblee - che si terranno in fabbrica - organizzate dai sindacati Fim, Fiom e Uilm. A preoccupare gli addetti dello stabilimento, ancora di proprietà del magnate della siderurgia Alexey Mordashov - sebbene sia passato in mano alle banche con l'accordo sulla ristrutturazione del debito -, il calo di ordinativi e produzioni, con un programma di diverse fermate all'altoforno e il rischio per i lavoratori precari. I sindacati, inoltre, stanno chiedendo da mesi chiarezza sulle prospettive della Lucchini e degli altri siti produttivi del polo siderurgico.
«Lo sciopero e le assemblee sono importanti - commenta il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - per sensibilizzare tutti i lavoratori e per prepararli allo sciopero generale della siderurgia, imprese comprese, del 15 novembre. Non è in gioco solo il futuro dello stabilimento, ma di tutta l'economia del territorio». Il 15 novembre, infatti, si fermeranno tutte le fabbriche del polo siderurgico, comprese gli altri due siti in mano alle multinazionali dell'acciaio Arcelor Mittal (Magona) e Tenaris (Dalmine). Il nodo centrale resta, tuttavia, la Lucchini, ancora alle prese con le incertezze sul futuro e in attesa di un acquirente.
Il management attende il completamento delle procedure di asseveramento del piano di ristrutturazione del debito da 770 milioni contratto con le banche. Nel frattempo ha finalizzato la cessione dei presidi francesi del gruppo Ascometal, venduta nei giorni scorsi alla Captain BidCo, una società francese nell'orbita del fondo internazionale Apollo. Il passaggio farà pervenire nelle casse Lucchini, stando a quanto si apprende, 360 milioni di euro, destinati in parte a ripianare il debito, in parte a garantire l'operatività dell'azienda.
«Lo sciopero e le assemblee sono importanti - commenta il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - per sensibilizzare tutti i lavoratori e per prepararli allo sciopero generale della siderurgia, imprese comprese, del 15 novembre. Non è in gioco solo il futuro dello stabilimento, ma di tutta l'economia del territorio». Il 15 novembre, infatti, si fermeranno tutte le fabbriche del polo siderurgico, comprese gli altri due siti in mano alle multinazionali dell'acciaio Arcelor Mittal (Magona) e Tenaris (Dalmine). Il nodo centrale resta, tuttavia, la Lucchini, ancora alle prese con le incertezze sul futuro e in attesa di un acquirente.
Il management attende il completamento delle procedure di asseveramento del piano di ristrutturazione del debito da 770 milioni contratto con le banche. Nel frattempo ha finalizzato la cessione dei presidi francesi del gruppo Ascometal, venduta nei giorni scorsi alla Captain BidCo, una società francese nell'orbita del fondo internazionale Apollo. Il passaggio farà pervenire nelle casse Lucchini, stando a quanto si apprende, 360 milioni di euro, destinati in parte a ripianare il debito, in parte a garantire l'operatività dell'azienda.
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