Il presidio
Le aziende agricole a rischio chiusura a causa dei cinghiali
Stefano Taglione
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PORTOFERRAIO. Agricoltori sul piede di guerra contro i cinghiali e i mufloni. Decine di operatori del settore si riuniscono in un comitato civico e chiedono con forza l'eradicazione degli ungulati e dei mufloni. Un vero e proprio ultimatum quello dei proprietari delle aziende: o noi o loro. A causa del sovraffollamento degli esemplari, infatti, le tenute elbane rischiano la chiusura ed è per questa ragione che si appellano al Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano: fate presto e non date ascolto ai cacciatori, dato che loro né sono in grado né hanno interesse di risolvere il problema. «La pervasività del cinghiale ha conseguenze devastanti per l'attività agricola - dicono gli operatori del settore - per l'assetto idrogeologico, per il paesaggio, per le emergenti forme di valorizzazione turistica e per l'incolumità delle persone. Inoltre, le coltivazioni "di resistenza" residuali, riconducibili all'antico assetto socio-economico, sono già state in gran parte annientate e le nuove aziende, già alle prese con pesanti difficoltà, sono portate all'esasperazione e sono scoraggiate dall'investire e, spesso, chiudere». Gli agricoltori non ne possono più di vedere muretti a secco crollati e devastazioni di ogni genere da una parte all'altra dell'isola. Nonostante i prodotti locali siano sempre più richiesti dal mercato, la loro attività economica è in serio pericolo. «La distruzione su vasta scala del reticolo di contenimento dei versanti - precisano gli agricoltori - costituito dai muretti a secco tirati su con il sudore di generazioni passate, e della vegetazione del sottobosco, predispone il territorio a rischio di erosione, smottamenti, alluvioni. Le aziende agricole e i privati si vedono costretti a considerare la posa di costosissime recinzioni anti-ungulato come unica possibilità per arginare le devastanti scorribande. Inoltre - continuano - sono frequenti gli incidenti provocati dagli attraversamenti stradali con rischio di perdita di vite umane e danni ripetuti ai veicoli e alle persone». Gli agricoltori lanciano l'allarme. «L'Elba rischia di trasformarsi in un dedalo di reticolati che impattano il paesaggio - dicono - e impediscono la fruizione del territorio nonché la naturale circolazione della fauna selvatica. Per questa ragione chiediamo con forza l'eradicazione degli ungulati dall'isola, visto che i cacciatori, anche se venisse loro consentito di sparare nel Parco, non potrebbero mai riuscire nell'intento, visto che il loro unico interesse è mantenere un elevato numero di esemplari in modo da attuare le battute di caccia». Una presa di posizione forte quella dei proprietari delle aziende agricole arriva proprio alla vigilia dell'incontro istituzionale. Un incontro che si terrà domani mattina a Portoferraio con sindaci, Parco Nazionale e Ambito Territoriale di Caccia, alla presenza del vice-prefetto.
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