Il Tirreno

La crisi nel carrello, spesa essenziale e caccia alle offerte

La crisi nel carrello, spesa essenziale e caccia alle offerte

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PIOMBINO. In tempo di crisi le famiglie modificano le abitudini e cambia anche il carrello della spesa. I dati del bilancio sociale di Unicoop Tirreno dicono che nel 2010 è stato speso oltre il 5 per cento in meno nel reparto non alimentare. Ed è calata di quasi un punto la spesa per mangiare e bere, riducendo il consumo di carne (si preferisce la bianca) e dei generi vari, come la pasta, a vantaggio di latticini, salumi (si privilegia la mortadella), frutta, verdura e pesce. Far quadrare i bilanci per arrivare a fine mese diventa sempre più difficile, come risulta dall'ultima indagine sui consumi presentata in questi giorni dal gruppo delle Coop, che evidenzia come le famiglie italiane abbiano deciso, da un paio d'anni a questa parte, di sacrificare gli acquisti per auto, arredo, casa, elettrodomestici, abbigliamento e prodotti multimediali. Non solo: il 35 per cento delle famiglie vaga da un supermercato all'altro in cerca della promozione più conveniente, per riempire la dispensa ad un prezzo più equo. C'è di più: si contraggono i consumi per i prodotti legati al lusso ed alla salute, mentre tornano a crescere i prodotti di base, come il latte a lunga conservazione, il tonno in scatola, l'olio d'oliva ed extravergine, frutta fresca confezionata, verdura fresca, birre alcoliche e merendine che sono tra i 10 i prodotti più acquistati. Un dato fa riflettere: in ribasso è il consumo di acqua minerale, alla quale si preferisce quella che sgorga dal rubinetto. In calo anche il consumo delle stoviglie di plastica (del 10%) e dei detersivi (si fa meno attenzione alle marche rinomate). L'azione erosiva del bilancio familiare è messa in atto anche «dai costi legati all'abitazione ed alle utenze, la cui incidenza è passata dal 20,5% al 22,3%, quasi due punti percentuali in più rispetto al 2000», come si legge nel rapporto Coop.  La crisi mette a dura prova la percezione del futuro: secondo la ricerca il 42% della popolazione (un anno fa era solo il 23%) ha dichiarato che prevede un peggioramento delle proprie prospettive di lavoro e delle proprie finanze personali: il 23% rispetto al 13% di un anno fa. Di conseguenza si cambiano anche le abitudini: il rapporto Coop, ad esempio, prevede un aumento delle vendite di patatine fritte (del 7%) e dei salatini (del 3%), che sta ad indicare come l'aperitivo si preferisca prepararlo a casa piuttosto che gustarlo al bar. Anche per il caffè il consumo è cambiato: in flessione quello tostato macinato, adesso si sceglie quello in cialde ed in capsule, per consumarne di meno.  «Il reddito a disposizione delle famiglie - si legge in un comunicato di Coop - è tornato indietro di un decennio; circa l'80% delle famiglie italiane è convinta di vivere al di sotto o sul limite di uno standard appena accettabile, a fronte del 44% della Germania e del 54% della Francia, e si attinge sempre di più ai propri risparmi per finanziare il consumo corrente, benché la spesa rimanga ancora ampiamente inferiore ai livelli pre-crisi».  Non poteva mancare una stoccata politica sulla manovra. «Negli ultimi dieci anni il potere d'acquisto delle famiglie è calato del 7% ma gli effetti della manovra, in particolare il ricorso all'aumento dell'Iva, peseranno in misura ben più considerevole - dice Coop nel comunicato - Ogni punto di Iva in più pesa 7 miliardi sui minori consumi annuali. L'aumento al 21% va a intaccare settori già fortemente penalizzati: l'abbigliamento nel primo semestre 2011 fa segnare un -8%, il bazar sfiora il -6%, il multimediale sfiora il -15%. I consumi sono il volano della ripresa economica e ogni ulteriore manovra sul versante Iva sarebbe ancora più disastrosa. Il rischio è riportare la spesa delle famiglie a livelli ancora più bassi dei minimi toccati nel 2009».

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