Il Tirreno

Lite sulla proposta di eradicazione dei cinghiali, ma il vero tema sono le nuove nomine

Tozzi sfiducia Banfi, guerra nel Parco

Una riunione della Comunità del Parco dell’Arcipelago
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Una riunione della Comunità del Parco dell’Arcipelago

Barbetti difende il vicepresidente. Peria: basta contrapposizioni

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 PORTOFERRAIO. Tutta colpa dei cinghiali. O almeno così sembrerebbe. La querelle nata in seno al Parco sulla proposta di eradicazione degli ungulati - lanciata dal presidente Mario Tozzi e dalla direttrice Franca Zanichelli ma criticata dal vicepresidente Angelo Banfi - fa da detonatore a una crisi latente da mesi. L'opposizione di Banfi alla proposta si è infatti tradotta in una sfiducia politica nei suoi confronti sulla quale ora si scatenano le polemiche sollevate anche dal presidente della Comunità del Parco ed ex commissario dell'ente Ruggero Barbetti.  Complice l'ormai prossimo rinnovo delle cariche istituzionali all'interno del Parco - il mandato di Tozzi si concluderà a fine 2011 - il botta e risposta sui cinghiali diventa, se non il pretesto, quanto meno la scintilla di un caso istituzionale che contrappone da un lato alcuni sindaci elbani e dall'altro il geologo e divulgatore scientifico al quale in più occasioni è stata imputata una eccessiva lontananza dal territorio e dalle sue necessità.  Banfi, all'indomani della proposta di eradicazione degli ungulati, ha espresso il proprio parere contrario. Pochi giorni dopo, prima di partire per l'estero, Tozzi gli ha scritto annunciando il venir meno della propria fiducia nei suoi confronti e stabilendo contestualmente di affidare, in sua assenza, «le funzioni di presidenza al consigliere Umberto Mazzantini che si è reso disponibile alla sostituzione». Ma nonostante lo stesso Mazzantini abbia chiarito di non poter assolvere le funzioni di presidente, limitandosi semmai a fare da portavoce a Tozzi, le parole del geologo hanno fatto infuriare Banfi anche perché Tozzi non avrebbe potuto togliere al vice presidente un ruolo che gli è stato affidato dal consiglio direttivo. E poi perché «il presidente - scrive Banfi - è inibito dalla proposizione di una qualsiasi mozione di sfiducia nei confronti del vice presidente».  In realtà su questo punto la norma (lo statuto del Parco) è tutt'altro che chiara. Ma al di là delle regole quello che pesa è il dato politico: quel Mario Tozzi promotore della candidatura Banfi alla vicepresidenza - come ricorda uno dei protagonisti di questa querelle, Umberto Mazzantini - ora è di fatto sfiduciato. E in sua difesa scende, il presidente della Comunità del Parco, Ruggero Barbetti che denuncia l'accaduto ai colleghi sindaci e la ministero dell'Ambiente definendo Tozzi «depositario di un'unica verità rivelata», colpevole di non aver condiviso le proprie scelte su Banfi con l'organo deputato, il consiglio direttivo del Parco. «Quello che ritengo opportuno sottolineare - scrive Barbetti - è l'arbitrarietà con la quale l'attuale presidente del parco cancella l'esigenza di salvaguardia degli interessi delle comunità locali espressamente voluta dalla legge, cancellando - con l'adozione di un atto di gravità inaudita - ogni principio di democraticità e partecipazione voluta dal nostro ordinamento».  Toni altisonti ai quali si contrappone il giudizio di Umberto Mazzantini. «E' una tempesta in un bicchier d'acqua - afferma il consigleire che sta effettivamente ricoprendo, su richiesta di Tozzi, il ruolo di portavoce - anzitutto perché non c'è alcun atto ufficiale rispetto alla sfiducia nei confronti di Banfi che non è tecnica ma politica. Inotre ho già avuto modo di fare presente che non posso e non voglio fare il vicepresidente. La vera stranezza di questa vicenda, semmai, è un'altra: si accusa Tozzi di una scorrettezza istituzionale quando la vera scorrettezza è quella commessa dalla Comunità del Parco che si intromette in questioni che riguardano il direttivo dell'ente».  Le parole di Tozzi suscitano perplessità anche in altri rappresentanti dei Comuni. «Sulla base degli atti ricevuti - afferma il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria - sorprende molto, al di là della polemica personale che non ci entusiasma, la leggerezza con cui il presidente del Parco opera rispetto ai ruoli istituzionali disciplinati dallo statuto dell'ente e dalle leggi. Il presidente ha sicuramente potere di delegare come portavoce chicchessia, ma non può, con una nota, delegare ad altri funzioni di vicepresidenza assegnati secondo un preciso percorso di confronto con il consiglio direttivo. Al di là della vicenda, l'aspetto negativo è la continua frattura tra gli enti locali e il presidente. Una cosa che va superata il Parco deve essere un luogo dove si collabora e non dove ci sono continuamente fronti di scontro».

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di Redazione web