Il Tirreno

Serve un organismo che studi un nuovo modello istituzionale

Biagio Di Bonito
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Biagio Di Bonito

Di Bonito, presidente del consiglio provinciale, chiede una discussione più serena per un risultato condiviso

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 PIOMBINO. «Abolizione di 29 Province su 104, cancellazione di più di mille Comuni, superprovince, Comuni unici. No, non ci siamo. In questo modo aggiungiamo confusione ad un quadro che sta per esplodere». È quel che pensa Fabio Di Bonito (Pd) presidente del consiglio provinciale di Livorno. «Mi pare - aggiunge - che la discussione sui costi della politica e sulla riorganizzazione degli assetti istituzionali sia impazzita come la pallina del flipper. Tutti hanno in tasca una ricetta salvifica ma ogni "dottore" fa una diagnosi ed emette una prognosi "pro domo sua", i parlamentari non pensano a fare una legge che dimezzi la composizione delle Camere, i presidenti di Regione criticano il governo che vuole ridurre il numero dei consiglieri e degli assessori, i sindaci si arrabbiano perché si vuol far sparire i Comuni più piccoli, i presidenti delle Province sono furenti in quanto non si ritengono, giustamente, i principali responsabili della lievitazione dei costi della politica».  «Personalmente non ho ricette. Ritengo tuttavia necessario un impegno straordinario da parte di governo, Parlamento, Regioni, associazioni di Province e Comuni per costituire un organismo equamente rappresentato che, nell'arco di 90 giorni al massimo sia in grado di proporre un nuovo modello che tenga conto di quattro aspetti: rispetto del principio delle autonomie sancito dalla Costituzione; tutela della volontà popolare; ricerca di un forte contenimento dei costi; certezza di una riforma eticamente forte».  Questo percorso consentirebbe, secondo Di Bonito, «una discussione più serena e porterebbe a conclusioni più efficaci e condivise che contribuirebbero, non certo nella misura maggiore, a contenere il debito pubblico. Il resto sono solo pensieri in libertà che spesso si trasformano in inutili fughe in avanti che non producono niente, se non una vetrina mediatica al servizio della visibilità personale e politica dei troppi estensori di "ricette"».

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