Il Tirreno

LA TESTIMONIANZA

«Ci vuole comprensione, la legge non consente di regolarizzarsi»

Gi. Par.

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 PIOMBINO. «Non sono delinquenti, ma persone che non hanno altro modo per sopravvivere. Cosa volete che facciano?» La domanda di Coly Dembo, senegalese, operaio nelle acciaierie cittadine, è rivolta a chiunque si trovi a giudicare (e magari contrastare) il fenomeno degli ambulanti abusivi e irregolari. Coly è figura nota in città per il suo impegno interculturale e prende volentieri la parola per gettare una luce sulla vita dei suoi connazionali (ma oltre agli africani ci sono molti latinoamericani) spesso dipinti dalle cronache come persone dedite all'illegalità. «Sono giovani e vecchi che non hanno trovato un'occasione per regolarizzarsi o che magari hanno perso il posto a causa della crisi. Devono comunque vivere, mangiare e pagare l'affitto, quindi si arrangiano facendo gli ambulanti, talvolta senza licenza». Coly spiega che soprattutto i senegalesi vivono in gruppo nelle case che si trovano alla periferia di Piombino e racconta che un suo coinquilino svolge l'attività di ambulante con regolare licenza: «È un modo per dividere le spese - racconta - Con questo lavoro non guadagnano molto. E se qualcosa avanza, lo mandano alle famiglie che sono nei loro paesi d'origine». Si dice che molti immigrati, soprattutto fra gli irregolari, passino le notti nel parco di Rimigliano o in quello della Sterpaia, ma all'operaio senegalese non risulta e non interessa. Lui preferisce prendere le difese dei suoi amici ambulanti, multati perché non in regola con le licenze: «Ci vorrebbe più comprensione - spiega - Fare delle multe così elevate (circa 2.500 euro ndr) a persone che non hanno soldi non è un bel modo di affrontare la questione. Del resto, se la legge italiana non permette di mettersi in regola qualcosa bisogna pur fare».

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