Da settembre il ricorso alla mobilità: i lavoratori saranno accompagnati al pensionamento
Magona, nuovi tagli al personale
◗
Lingresso della Magona in via Portovecchio e sotto Nannipieri L'azienda annucia un piano per incentivare le uscite volontarie
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. La Magona ha deciso di iniziare a settembre una cura dimagrante. La direzione dell'azienda ha infatti annunciato ieri un nuovo piano per la mobilità volontaria incentivata. Decisione che sarebbe già stata concordata con i sindacati. Stamani è previsto un altro incontro tra le parti per cominciare ad entrare nei particolari. C'è poco di più, infatti, nello scarno comunicato diffuso ieri dall'azienda, che sta anche programmando, per ottobre, un piano di uscite volontarie, anche queste incentivate. Evidentemente qualche conto è già stato fatto, vagliando nelle liste età ed anzianità di servizio dei lavoratori che potrebbero essere accompagnati al pensionamento. Tuttavia ancora di cifre non se ne fanno, se non quelle degli attuali dipendenti (570) e dei subappaltatori (110). Il ricorso al provvedimento sarebbe stato tuttavia concordato con i vertici di Arcelor Mittal Sud Europa, che contano di riequilibrare anche in questo modo il rapporto negativo tra costi e profitti. Dal punto di vista produttivo Magona non è attualmente in uno dei periodi peggiori. «Il trend attuale - conferma l'ad Leandro Nanniperi - è di circa 40mila tonnellate al mese. L'obiettivo è di saturare le capacità produttive delle due linee di zincatura e prevediamo a settembre di raggiungere il risultato». Di cosa soffre dunque la Magona? Ai volumi non corrisponderebbero positivi prezzi sul mercato. I concorrenti italiani li hanno tutti abbassati e Magona, pur mantenendo invariati i costi, è stata costretta a fare altrettanto per conservare i clienti. Il problema di fondo è sempre lo stesso: fronteggiare la spietata concorrenza dei Paesi asiatici. Nei giorni scorsi, nel quadro degli interventi per recuperare efficienza, lo stesso Nanniperi aveva fatto affigere nella bacheca della portineria una lettera indirizzata a tutti i dipendenti, caldeggiando un atteggiamneto "responsabile" sulla proposta di introdurre una squadra unica nei reparti laminazione e decapaggio, dove attualmente si lavora a 15 turni su 21 e il personale sta scontanto, a rotazione, una media di 8 ore al mese di cig. Il primo obiettivo dell'azienda è certo quello di sfruttare in pieno le capacità dell'impianto, risparmiando tra l'altro sui costi energetici (spina nel fiando di Magona) e rivedere l'organizzazione del lavoro, rispalmando gli eventuali esuberi negli altri reparti. Alla terza squadra si sta però opponendo la maggioranza dei lavoratori dei due reparti. Il sindacato, che per ora non ha dato il via libera all'operazione, ha convocato assemblee per i prossimi giorni. C'è tuttavia un elemento che collega questo piano al ricorso alla mobilità volontaria annunciato ieri. Con la terza squadra, infatti, l'azienda eliminerebbe il ricorso alla cig, provvedimento che sbarrerebbe la richiesta di accesso alla mobilità. I sindacati non sono per principio contrari alla mobilità volontaria incentivata. «Ci sono lavoratori che vorrebbero cogliere l'occasione - sostiene Claudio Valacchi della Rsu Fiom. Certo che vogliamo discutere condizioni e numeri». Nel 2009 ai lavoratori che accettarono di uscire dallo stabilimento venne garantito un indennizzo dell'85% sulla differenza tra l'indennità di mobilità e la pensione. A quanto pare l'azienda sarebbe disponibile a mantenere le stesse condizioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
