Rinaldo, il guerriero che fermò l'esercito di Alfonso d'Aragona
Marisa Giachi *
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La copia del cassone che raffigura lassedio e il plastico realizzato per la mostra al Castello 3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. L'assedio di Piombino del 1448, una mostra di armi e armature della metà del Quattrocento e l'incredibile capitolo di storia piombinese rappresentato nei particolari da un grande plastico. Oggi dalle 18 alle 24 al Castello di Piombino si apre la mostra con la partecipazione dell'esperto di armi Alberto Corti, della Soprintendenza per il Polo storico artistico di Firenze, Marina Riccucci, ricercatrice presso il dipartimento di italianistica dell'Università di Pisa, l'architetto responsabile dell'ufficio Beni culturali del Comune Luciano Giannoni, coordinatore dell'iniziativa, l'assessore alla cultura Ovidio Dell'Omodarme. I ventisette cimeli esposti provengono dal Museo del Bargello di Firenze, spade, pugnali, un elmo e una calata a becco di passero, speroni, parti di armature estremamente rare. E' infatti assai difficile reperire armature complete di quel periodo. Il plastico, risultato di circa due anni di lavoro, realizzato dall'Associazione archeologica piombinese e dall'Associazione La Tana dei Troll, ricostruisce la fase finale dell'assedio di Piombino da parte dell'esercito di Alfonso d'Aragona. L'episodio suscitò al tempo meraviglia e grande produzione letteraria, dopo l'esito che vide prevalere la piccola signoria di Caterina Appiani e del consorte Rinaldo Orsini sul potente esercito di quindicimila uomini del re di Napoli. Diverse le fonti coeve che consentono la ricostruzione dei fatti, osservati e riportati da storici, letterati e poeti. Primo fra tutti l'umanista senese Agostino Dati, superato per l'ampiezza della narrazione da Mattia Palmieri. Il più vicino ai fatti il poema di Antonio Agostini di San Miniato, che subì l'assedio di persona, mentre storico di parte aragonese fu Beniamino Facio. Di parte avversa fu il resoconto di Neri Capponi, commissario nel campo dei fiorentini alleati dei piombinesi durante l'assedio, come filo-fiorentina la narrazione di Poggio Bracciolini. L'evento fu poi ampiamente rievocato dagli storici Cardarelli, Cappelletti e nel Settecento da Cesaretti, relatore quest'ultimo di un improbabile aneddoto, frutto dell'alone di leggenda raggiunto dalla gloria piombinese: «Essendo incominciato a mancare al Re Alfonso il companatico per la sua tavola richiese ai Piombinesi che per cortesia gli facessero il piacere di provvederlo di qualche pollo... Esaminata in consiglio la reale domanda, fu convenuto di comune consenso di regalare la Maestà Sua di 60 capi di pollo». L'assedio, suscitato dall'atto di orgoglio di Rinaldo e Caterina che osarono rifiutare la cessione di Piombino ad Alfonso, che aveva la necessità di un porto per la sua flotta durante il passaggio al Nord alla conquista della signoria viscontea, si trascinò da giugno per 4 mesi. Inaspettatamente l'assalto ebbe fine con l'abbandono del campo da parte del re aragonese, respinto dall'abilità militare di Rinaldo, incalzato dai fiorentini, stremato dai miasmi della malaria. La fama di valoroso condottiero è attestata anche dalla lapide apposta sul Rivellino, poderoso intervento di fortificazione da lui stesso realizzata contro le nuove bocche da fuoco: «Uti hostes procul abessent, praesidium forent sibi suisque convessa moenia construxit aedificavitque optimum Princeps amplissimusque Dominus Rainaldus Ursinus suis domi...A.D. MCCCCXLVII»; la vittoria di Piombino e il coraggio del suo signore guerriero divennero oggetto di celebrazione persino in un dipinto sul fronte di un cassone nuziale, attribuito da Romualdo Cardarelli al Maestro dei Cassoni, attivo a Firenze intorno al 1450. La copia eseguita dai Fratelli Alinari si conserva in Comune, l'originale si trova nel Ringling Museum di Sarasota. Con l'aiuto del dipinto e delle opere letterarie è stato realizzato il plastico esposto al Castello, con i cimeli del Museo del Bargello, per i mesi di luglio e agosto con orario 10-13 e 15-19, in settembre 10 -13 e 15-19, in ottobre il sabato e la domenica 10- 13 e 15-19. * responsabile Archivio storico Città di Piombino
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