Il Tirreno

I cinghiali prendono d'assalto anche Lacona

Due cinghiali in un’area boschiva
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Due cinghiali in un’area boschiva

Un agricoltore: «Dopo 40 anni sono costretto a chiudere l'azienda»

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 LACONA. Dopo Marciana Marina ora i cinghiali invadono anche Lacona. Sono in mezzo alla strada, negli orti, dentro le aziende agricole. Un danno inestimabile. Claudio Alampi è un operatore agricolo. Non ce la fa più a far fronte all'invasione di cinghiali nella sua tenuta e si dice pronto a lasciare l'attività che gli ha assorbito 40 anni della sua vita. É disposto ad alzare bandiera bianca, se gli enti preposti non risolveranno l'emergenza cinghiali. «Gestisco - dice - l'azienda agricola La Chiesina e le cose che ho visto nella mia tenuta quest'anno non le avevo mai riscontrate, sebbene di visite di cinghiali ne avessi avute parecchie negli anni scorsi». Il podere di Alampi si estende per circa 10 ettari coltivati a vigneto e di altri due ettari di oliveto. Da quando i cinghiali hanno preso l'abitudine di frequentare queste zone, non ce la fa a portare avanti la produzione. «Ho avuto da sempre problemi di cinghiali - dice - Nel corso degli anni mi hanno obbligato a cambiare ordinamento colturale dell'azienda, infatti oggi non produco più né frutta, né olive». Ha cercato di risolvere il problema versando un "contributo volontario" di uva rossa di cui i suini selvatici andavano pazzi perché non venissero attaccati i vitigni di uva bianca. Ma quest'anno i cinghiali, per la prima volta, hanno saccheggiato anche l'uva bianca, che sembrava non fosse di loro gradimento. «Ho paura - dice ancora Alampi - che quest'anno non vendemmierò, visto che la mia azienda tutte le notti è visitata da moltissimi cinghiali, alcuni enormi, altri con prole al seguito». Mai vista un'invasione simile a Lacona, negli ultimi 50 anni. Danni si riscontrano nei muri di contenimento del terreno e alla rete drenante dei campi, compresi i giardini. Da qui un appello rivolto al prefetto di Livorno e al vice prefetto di Portoferraio. «Fermate questa invasione - conclude Alampi - Ci auguriamo che vengano effettuate misure di contenimento, provvedimenti auspicati presso tutte le sedi, ma fino ad oggi inascoltati».

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