«L'Asl paghi 5 milioni di danni»
Valeria Parrini
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Lospedale Villamarina La richiesta di risarcimento è dei genitori di un bambino cerebroleso
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PIOMBINO. A fine estate compirà quattro anni. Una paralisi cerebrale e una forma epilettica grave non gli permetteranno mai di condurre una vita autonoma. Per i genitori, una giovane coppia che vive nel grossetano, le responsabilità risalgono al parto, avvenuto a Villamarina. Per i familiari, i medici avrebbero agito con «macroscopica imperizia». Da qui la richiesta di un risarcimento di poco più di 5 milioni. In luglio, in tribunale a Livorno ci sarà la prima udienza del procedimento civile. Sarà l'avvocato di Follonica, Stefania Tognozzi, ad assistere i genitori. L'Asl sta approntando la linea difensiva. E non rilascia dichiarazioni. Il partogramma riportato nell'atto in cui si cita in giudizio la direttrice generale, Monica Calamai, indica degli orari. L'ingresso in ospedale della donna avviene alle 6,20. La membrana delle acque si è appena rotta spontaneamente. L'andamento della frequenza cardiaca fetale, delle contrazioni e della dilatazione, è descritto fino alle 12,20. Il parto avviene alle 14,50. Nel frattempo, però, stando alla tesi dell'avvocato Tognozzi e dei periti di parte, si sarebbero manifestati evidenti segnali di una grave sofferenza fetale, non affrontati tempestivamente come avrebbero previsto le linee guida contenute nei protocolli di assistenza al parto. Ai medici viene imputata un'altra inadempienza pesante. Il controllo di indicatori diversi, incluso il liquido amniotico, sarebbe stato eseguito soltanto alle 6,40. E poi, il tracciato iniziale, a cui ne segue un secondo solo alle 14,12. Da allora, fino al parto, il tracciato evidenzia alterazioni tipiche di ipossia. Al cervello del bimbo non arriva ossigeno sufficiente. La tesi dei legali della famiglia è che, in quei 40 minuti, qualcosa poteva essere fatto per anticipare la nascita e diminuire la sofferenza fetale. Che, al contrario, sarebbe aumentata a causa dell'infusione potenziata di ossitocina, il farmaco che accelera le contrazioni e che, con l'ipossia, va sospeso. Il piccolo nasce. Non respira autonomamente. E' cianotico. Dopo le prime cure, viene trasferito a Pisa, nel reparto di terapia intensiva di neonatologia. Poi, il ricovero a Grosseto e di nuovo a Pisa. I controlli che non finiscono mai. La speranza in un miracolo. Intanto, però, c'è da andare avanti, da dedicarsi costantemente a lui. Affrontando mille difficoltà. A partire da quelle economiche di una famiglia monoreddito che da quasi 4 anni vive un dramma senza fine. L'assicurazione dell'Asl ha negato la provvisionale di 50 mila euro. Servivano anche ad adeguare l'appartamento alle esigenze del piccolo cerebroleso.
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