Morì dopo il parto, inchiesta al palo
V.P.
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Marilena con il marito il giorno delle nozze e a lato con il primogenito Domani il battesimo del figlio nato un anno fa
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PIOMBINO. Tommaso Falagiani riceverà il battesimo domani, nella chiesa dei Ghiaccioni. Gli saranno accanto il fratellino Davide e il papà Stefano. I familiari e gli amici. Ci sarà una piccola festa per il piccolo, nato il 25 aprile dell'anno scorso. Quattro mesi dopo averlo dato alla luce, la sua mamma è morta in un letto d'ospedale. Prima di andarsene, ne ha girati quattro, di ospedali, Marilena Bandini. Il parto a Villamarina, poi i ricoveri a Livorno, Viareggio, di nuovo Piombino e infine Cisanello dove la giovane mamma, appena trentaduenne, si è arresa. Divorata da un'infezione. La sua storia ha commosso la città dove Marilena viveva con il marito Stefano Falagiani, operatore dell'Asiu, e il primogenito, Davide. A poco meno di un anno dalla morte, le cause che l'hanno provocata non sono ancora state chiarite. La famiglia, però, non si arrende. Vuol conoscere la verità e i risultati dell'autopsia che fu essa stessa a richiedere. Tutto era iniziato nel modo più bello, con un bel fiocco azzurro appeso nella nursery di Villamarina. Il giorno dopo il cesareo, una crisi epilettica e la manifestazionei di gravi problemi renali. Il ricovero a Livorno. In rianimazione. Lì, sopraggiunge una emorragia cerebrale che i medici tentano di arginare con l'intervento chirurgico. Il sistema immunitario è seriamente compromesso. Per tre volte la paziente subisce il ricambio totale del sangue. Lotta, Marilena, circondata, come sempre, dall'affetto dei suoi cari. E lentamente esce dal coma. Ma le serve riabilitazione. Per questo i medici consigliano il trasferimento a Viareggio. Lì, le cose sembrano andare meglio. Marilena riesce a trascorrere qualche ora seduta su una sedia, a comunicare con i familiari che le stanno il più possibile vicini. Ma non basta ancora. Arrivano le febbri. Altissime. Gli antibiotici non hanno effetto. Altra tappa. Il reparto delle malattie infettive di Livorno. E' lì che si individua la causa. A divorare il fisico della giovane mamma è un germe che ha infettato il catetere venoso applicato sul collo per alimentarla. Un nuovo farmaco riaccende la speranza. L'infezione sembra debellata. «La paziente può tornare a Piombino», dicono i sanitari, prescrivendo farmaci e ancora riabilitazione. A Villamarina la situazione precipita. Ai medici di Cisanello si chiede il miracolo. Che non c'è. Ci sono, invece, Davide, Giacomo e Stefano. E una famiglia che, giorno dopo giorno, cerca la forza. Facendone tesoro.
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