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Panorama desolante sul promontorio ormai infestato dalla temibile limantria
Il bosco divorato dai bruchi
Cecilia Cecchi
Ridotte a scheletri querce, lecci e macchia mediterranea
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PIOMBINO Notizie confortanti da tecnici della Provincia e della Regione. Note d'estremo allarme dai lettori. Necessario vedere come sta il promontorio, da Populonia. Ore 9.30 imboccando la strada stretta che porta verso il golfo di Baratti nulla è cambiato: i cipressi alti e schietti sono lì, come sempre, con le canne che si piegano al vento e quant'altro fa il panorama verde più tradizionale. Un po' più avanti il pratone ed ecco la pineta a ridosso della spiaggia. Tutto normale. Basta percorrere poche centinaia di metri in più e l'emergenza diventa reale. All'orizzonte la collina che scende dal castello di Populonia verso il mare è più marrone che verde: come dopo un incendio. No, tanti alberi se l'è mangiato la limantria. Monta il disagio mentre, girando a sinistra dal ristorante sull'angolo del porticciolo, si sale verso Populonia. Quercie, lecci, corbezzoli completamenhte senza foglie. A sinistra, salendo, cerco la "nonna quercia gigante": festeggiata dai bambini nell'ottobre 2007, quando il Touring club aveva premiato il Comune che le ha assicurato una residenza consona... Il tronco c'è con tutta la sua forza, ma le lunghe braccia sono scheletriche. Un colpo al cuore. Lasciando la macchina nel parcheggio del Reciso, qualche passo tra tanti alberi che sembrano ormai morti; ci vuol poco a pensare che si tratti davvero di un'umergenza ambientale di dimensioni catastrofiche. Si ferma qualche abitante di Populonia, costernato «si stanno mangiando il 90% alberi e della macchia... ma siamo quasi alla fine...». «Domenica scorsa - aggiunge un diportista - ero alla Buca delle fate col gommone. Per un centinaio di metri dagli scogli a galla si vedevano solo bruchi... nessuno ha fatto il bagno». Poi? Basta ascoltare. L'avevano scritto in parecchi, pareva difficile crederci. Fermandosi davanti a un albero non ancora del tutto killerizzato, isolando il canto degli uccelli, in sottofondo c'è questo fruscio ininterrotto di miliardi di micro mascelle di bruchi che masticano e che, immediatamente, fanno la cacca. Insieme alla poltiglia di bruchi morti sullo stradello ci sono queste pallottoline di escrementi... all'infinito. Sembra di vivere un incubo, il peggior film dell'orrore, una di quelle pellicole del giorno dopo l'invasione degli alieni. Passano pochi ciclisti, stamani, uno si ferma e racconta di aver visto «di peggio - spiega - quando l'emergenza stava espodendo. I bruchi si sono mangiati tutto fino alla Chiesina nella macchia, per giorni abbiamo pedalato sulla poltiglia e questi che cadevano come grappoli dagli alberi». Una coppia di residenti si ferma gentilmente a dare spiegazioni, negli occhi una speranza «i tecnici ci hanno assicurato che nel giro di un anno o anche meno le foglie torneranno». A guardare con attenzione, in fondo al tronco di qualche quercia, poche, sparute foglie verdi ci sono già. La natura che - ancora - sembra non volerci abbandonare.
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