Droga in carcere, 21 gli indiziati
Dimezzato il numero delle persone coinvolte nell'inchiesta Per sette agenti di custodia e un civile decreto di archiviazione
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PORTO AZZURRO. Dagli iniziali 47 indiziati per un presunto giro di droga in carcere a Porto Azzurro a 21 persone. Sono quelle coinvolte che nel corso dell'iter processuale, per la verità appena agli inizi e che ora, si sono ulteriormente ridotte a poche unità. In poco più di un anno l'indagine partita all'interno delle mura di Forte San Giacomo e condotta congiuntamente dalla polizia penitenziaria e dalla Guardia di finanza cambia i propri connotati. Il procedimento è ovviamente ancora tutto da definire nel corso del processo che coinvolge perlopiù personale della polizia penitenziaria. Ma è di questi giorni la notizia che per ben 8 persone, tutti agenti della polizia penitenziaria a cui si aggiunge un civile, inizialmente coinvolte nelle indagini è arrivato il decreto di archiviazione perché il fatto non sussiste. Otto dipendenti dell'amministrazione penitenziaria, tra cui Nevio Erme, assistente capo presso la segreteria del penitenziario di Porto Azzurro, e Massimiliano Brienza, assistente addetto alle lavorazioni, che escono a testa alta da una vicenda per molti aspetti ancora poco chiara e sulla quale, fino ad oggi, né gli inquirenti né tanto meno l'amministrazione penitenziaria si sono mai pronunciati con parole chiare rispetto alla posizione delle persone coinvolte. Per una parte di loro, ora completamente scagionati, l'accusa era quella di aver rivelato segreti inerenti l'indagine, nello specifico l'ipotesi accusatoria era quella di aver comunicato l'esistenza stessa dell'indagine in corso relativa alla presunta compravendita o cessione di droga. «Abbiamo sempre avuto fiducia in un esito positivo di questa vicenda - commentano gli agenti scagionati dalle accuse - ben consapevoli della nostra assoluta estraneità ai fatti contesati per i quali, purtroppo e alla luce dei fatti ingiustamente, abbiamo trascorso momenti di grande apprensione per noi e per le nostre famiglie». Il processo, iniziato lo scorso aprile, proseguirà con la prossima udienza fissata per il 6 luglio. Solo per una minima parte degli indagati è rimasta in piedi l'accusa, formulata dal pm Massimo Mannucci, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti
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