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L’associazione, che gestisce da 20 anni con successo il canile, accusata di aver firmato convenzioni senza esserne autorizzata
Commissariata la sezione dell'Enpa
Cristiano Lozito
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Maria Cristina Biagini presiede l’Enpa di Piombino da oltre 20 anni, a destra il canile, gestito gratuitamente dai volontari dell’associazioneLa presidente Biagini: «Ho solo deciso di non interrompere un pubblico servizio»
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PIOMBINO. La sezione piombinese dell'Enpa è stata commissariata col contemporaneo scioglimento del consiglio direttivo. Una decisione assunta dalla giunta nazionale dell'Ente protezione animali per presunte «violazioni al regolamento di gestione economica e patrimoniale». Decisione che è stata impugnata dalla presidente Maria Cristina Biagini, con un ricorso al Tribunale di Livorno affidato all'avvocato Paolo Parietti. Il consiglio direttivo piombinese dell'Enpa - che tra le sue varie attività gestisce con i volontari il canile e una decina di colonie feline - tra l'altro tra un paio di mesi sarebbe decaduto per fine mandato.
Ma quali sono le accuse, così gravi da far decidere per l'invio di un commissario (il senese Giovanni Pacini) e lo scioglimento del direttivo? Secondo i documenti inviati dal consiglio nazionale dell'Enpa, la colpa della sezione piombinese è di «aver sottoscritto delle convenzioni col Comune per la gestione del canile e l'affidamento del servizio di accalappiatura senza autorizzazione degli organi sociali, oltre ad aver assunto due collaboratori a progetto». Per l'Enpa nazionale «tali comportamenti configurano il rischio di danno patrimoniale per l'ente». Così che è stato deciso anche di bloccare le firme sul conto di presidente e vicepresidente.
Decisioni molto pesanti, considerando che i ritardi nell'invio delle convenzioni, tra l'altro in atto da anni e semplicemente da rinnovare, sarebbero da attribuire al Comune. Accuse che feriscono chi, come Maria Cristina Biagini, ha diretto per oltre 20 anni l'Enpa piombinese con impegno totale, costruendo un gruppo di volontari preparato ed efficiente, e con risultati obiettivamente importanti, come il premio "Comune amico degli animali", vinto da Piombino proprio quest'anno grazie all'attività dell'Enpa, e soprattutto con la sparizione del fenomeno del randagismo, grazie al servizio di accalappiatura funzionante 24 ore su 24.
In una lettera inviata al sindaco Gianni Anselmi, ai capigruppo, al consiglio comunale (che potrebbe ascoltarla nella sua prossima seduta) e al Tirreno Maria Cristina Biagini, entra nel merito delle accuse arrivate dai vertici nazionali dell'associazione e in particolare su quella delle convenzioni inviate in ritardo: «Non potevamo fare altrimenti - dice Biagini - a meno che decidessimo di interrompere il servizio di accalappiatura e la gestione del canile perché l'assessorato politiche ambientali era in ritardo con i propri atti. Mia è la responsabilità, o il merito - chiude Biagini - di non aver interrotto un pubblico servizio».
Biagini, che dall'Enpa nazionale non ha ricevuto risposta alla nota con cui spiegava le sue ragioni, in attesa dell'esito del ricorso presentato al Tribunale di Livorno, è preoccupata di quanto, nel frattempo il commissario potrebbe fare. Pacini, tra l'altro, ha voluto incontrare le volontarie tracciando gli obiettivi del prossimo futuro: aumentare la base sociale, allargare le attività in collaborazione col Comune, costruire un nucleo di guardie, interessarsi della protezione degli animali marini, dare maggior visibilità all'Enpa, mantenere i livelli raggiunti dal canile. «Il canile non è dell'Enpa - risponde indirettamente Biagini - ma della città e dei cittadini che si sono sempre fidati di noi non perché siamo Enpa ma perché ci conoscono.
Noi siamo Michela, Barbara, Francesca, Cristina, Loredana e le altre. Siamo "le donne del canile", che non hanno mai riscosso un centesimo, neanche di rimborso spese, siamo quelle che lavorano gratis a Natale e Ferragosto, siamo quelle che sanno che Lalla non esce neanche dalla cuccia se ci sono estranei. Oggi c'è il pericolo - chiude il presidente dell'Enpa piombinese - che i soldi del nostro conto corrente, destinati da sempre ai cani e ai gatti di Piombino, e risparmiati con oculatezza euro su euro, vengano destinati ad altri scopi. Così come c'è il pericolo che il commissario cambi i lucchetti, impedendoci l'accesso».
Ma quali sono le accuse, così gravi da far decidere per l'invio di un commissario (il senese Giovanni Pacini) e lo scioglimento del direttivo? Secondo i documenti inviati dal consiglio nazionale dell'Enpa, la colpa della sezione piombinese è di «aver sottoscritto delle convenzioni col Comune per la gestione del canile e l'affidamento del servizio di accalappiatura senza autorizzazione degli organi sociali, oltre ad aver assunto due collaboratori a progetto». Per l'Enpa nazionale «tali comportamenti configurano il rischio di danno patrimoniale per l'ente». Così che è stato deciso anche di bloccare le firme sul conto di presidente e vicepresidente.
Decisioni molto pesanti, considerando che i ritardi nell'invio delle convenzioni, tra l'altro in atto da anni e semplicemente da rinnovare, sarebbero da attribuire al Comune. Accuse che feriscono chi, come Maria Cristina Biagini, ha diretto per oltre 20 anni l'Enpa piombinese con impegno totale, costruendo un gruppo di volontari preparato ed efficiente, e con risultati obiettivamente importanti, come il premio "Comune amico degli animali", vinto da Piombino proprio quest'anno grazie all'attività dell'Enpa, e soprattutto con la sparizione del fenomeno del randagismo, grazie al servizio di accalappiatura funzionante 24 ore su 24.
In una lettera inviata al sindaco Gianni Anselmi, ai capigruppo, al consiglio comunale (che potrebbe ascoltarla nella sua prossima seduta) e al Tirreno Maria Cristina Biagini, entra nel merito delle accuse arrivate dai vertici nazionali dell'associazione e in particolare su quella delle convenzioni inviate in ritardo: «Non potevamo fare altrimenti - dice Biagini - a meno che decidessimo di interrompere il servizio di accalappiatura e la gestione del canile perché l'assessorato politiche ambientali era in ritardo con i propri atti. Mia è la responsabilità, o il merito - chiude Biagini - di non aver interrotto un pubblico servizio».
Biagini, che dall'Enpa nazionale non ha ricevuto risposta alla nota con cui spiegava le sue ragioni, in attesa dell'esito del ricorso presentato al Tribunale di Livorno, è preoccupata di quanto, nel frattempo il commissario potrebbe fare. Pacini, tra l'altro, ha voluto incontrare le volontarie tracciando gli obiettivi del prossimo futuro: aumentare la base sociale, allargare le attività in collaborazione col Comune, costruire un nucleo di guardie, interessarsi della protezione degli animali marini, dare maggior visibilità all'Enpa, mantenere i livelli raggiunti dal canile. «Il canile non è dell'Enpa - risponde indirettamente Biagini - ma della città e dei cittadini che si sono sempre fidati di noi non perché siamo Enpa ma perché ci conoscono.
Noi siamo Michela, Barbara, Francesca, Cristina, Loredana e le altre. Siamo "le donne del canile", che non hanno mai riscosso un centesimo, neanche di rimborso spese, siamo quelle che lavorano gratis a Natale e Ferragosto, siamo quelle che sanno che Lalla non esce neanche dalla cuccia se ci sono estranei. Oggi c'è il pericolo - chiude il presidente dell'Enpa piombinese - che i soldi del nostro conto corrente, destinati da sempre ai cani e ai gatti di Piombino, e risparmiati con oculatezza euro su euro, vengano destinati ad altri scopi. Così come c'è il pericolo che il commissario cambi i lucchetti, impedendoci l'accesso».
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