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Lucchini, fuori quaranta precari
Giorgio Pasquinucci
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La fabbrica piombinese della Lucchini Fermate prolungate in estate, possibile un nuovo ricorso alla "cassa"
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PIOMBINO. I primi 4 lavoratori interinali della Lucchini sono a casa da venerdì. L'azienda ha infatti comunicato al sindacato giovedì scorso che non rinnoverà, mano a mano che andramnno a scadenza, i contratti a termine (in tutto 12) e i 28 interinali. È la conseguenza del taglio alla produzione scattato il 2 maggio. Dopo la riduzione delle tubiere, l'altoforno sta ora colando 3.500 tonnellate di ghisa al giorno. Rallentata di conseguenza l'attività dell'acciaieria dove vengono effettuate 33-35 colate ripetto alle 50 del periodo precendente la crisi. Secondo quanto spiegato ai sindacati, i dirigenti della Lucchini hanno deciso di rallentare la laminazione della vergella a causa di problemi di mercato. L'impianto sta attualmente funzionando con 13 turni operativi e 2 di manutenzione. Produzione rafforzata invece al Tmp, dove si producono barre, in ragione dell'aumento della richiesta, pare soprattutto dell'industria tedesca dell'auto. «L'azienda - spiega Mirko Lami, reppresentante Fiom nelle Rsu - si è impegnata a riassorbire gradualmente i lavoratori precari, anche in considerazione che entro il prossimo mese sono previsti 14 pensionamenti. La Lucchini prevede dunque che ciascun lavoratore interinale o tempo determinato resti a casa per un mese e mezzo». Una situazione che comunque non sarà facile affrontare, visto che gli interinali non hanno diritto all'indennità di disoccupazione. La situazione continua a preoccupare fortemente i sindacati. La chiusura dell'accordo con le banche sulla ristrutturazione del debito di 770 mila euro non c'è ancora stata ed è prevista solo a giugno. Bloccato anche il prestito ponte di 50 milioni che avrebbe dovuto essere garantito dai russi attravverso la vendità delle centrali elettriche dell'Ascometal. Ancora da definire, inoltre, la cessione della consociata francese, per la quale non sono ancora scadute le sei settimane previste dall'offerta avanzata dal fondo di private equity americano Apollo. Sembra che la Lucchini sia stia preparando a chiedere ai pretendenti una proroga, anche perché la cessione non potrà avvenire prima della conclusione dell'accordo con le banche creditrici. Intanto altre nubi si adensano all'orizzonte. «Dalla fine di luglio - dice Mirko Lami - l'azienda ha infatti programmato fermate dei treni di laminazione. Il primo sarà, per tre settimane, il treno rotaie. Ad agosto sarà prolungata anche la consueta fermata dell'altoforno e conseguentemente dell'acciaiaieria. È evidente che dovremo affrontare con l'azienda un confronto su come gestire in questi periodi il problema degli organici. In questi giorni abbiamo chiesto all'ufficio personale tutti i tabulati delle ferie residue dei dipendenti. Non è escluso che sia necessario il ricorso alla cassa integrazione». «Ma anche questo comincia ad essere un problema che non ci rende tranquilli. Con la Cig dell'anno scorso abbiamo infatti già intaccato il quinquennio che dà la possibilità all'azienda di far ricorso alla cassa ordinaria per un anno e a quella straordinaria per uguale periodo. Considerando il periodo di incertezza che lo stabilimento sta vivendo, anche questo è un ulteriore elemento di preoccupazione». La possibilità che intanto si faccia maggior chiarezza sulla vendità dalla Lucchini di fatto si allontana nel tempo, subordinata all'accordo conclusivo con le banche e alla prioritaria vendita di Ascometal. Mentre il fondo Apollo ha concretizzato la sua offerta per le fabbriche francesi, per il ramo italiano della Lucchini resta in ballo per ora solo l'interessamento del Gruppo Beltrame. I sindacati a questo proposito dicono di avere solo una vaga notizia di un incontro che ci sarebbe stato tra Beltrame e il sottosegretario allo Sviluppo economico Saglia.
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