Il Tirreno

Un'isola di under 30 senza opportunità e spazi per i giovani

Valentina Landucci
Un'isola di under 30 senza opportunità e spazi per i giovani

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 PORTOFERRAIO. Prendendo in prestito il titolo del celebre film dei fratelli Coen, l'Elba non è un paese per vecchi, almeno stando ai dati dell'anagrafe.  Più di un quarto della popolazione residente ha meno di 30 anni. La percentuale più alta di tutto il territorio provinciale con punte del 36% nel capoluogo dell'isola, Portoferraio. Il dato è tratto dalle rilevazioni periodiche dell'Istat ed è contenuto anche in una recente indagine del Centro studi della Camera di commercio di Livorno sull'andamento dell'economia provinciale.  Ma forse, alla luce della situazione che i giovani vivono sul territorio, sarebbe più giusto usare il condizionale e dire che l'Elba non sarebbe un paese per vecchi. Di fatto la popolazione under 30 è tra le più povere di opportunità culturali e di divertimento, spazi per incontrarsi e prospettive professionali di tutta la Provincia.  Lo dicono i fatti, ma soprattutto lo confermano i ragazzi che si sentono poco ascoltati, temono di non trovare un'occupazione (se non stagionale), hanno il desiderio di lasciare l'isola per trasferirsi in continente. Non mancano sforzi, anche da parte delle amministrazioni comunali, per coinvolgere i ragazzi. Ma l'impressione è che le diverse iniziative in campo siano una goccia nel mare.  Cosa fanno i giovani elbani? A parte la scuola c'è la musica, lo sport, il ballo. Le associazioni e i piccoli gruppi che si dedicano a queste attività non mancano. Si tratta però di iniziative coltivate autonomamente o attraverso soggetti privati.  Non ci sono sale e spazi pubblici per organizzare feste, ritrovi per suonare musica e promuovere piccoli concerti, piazze dove - come a più riprese richiesto da un gruppo di giovani portoferraiesi - dedicarsi allo skatebord. A Portoferraio il Centro giovani non ha una propria sede da ormai due anni (dalla chiusura dei Forni di San Francesco) e i lavori per i nuovi locali, all'ex Omni, tardano a partire.  La vita degli under 30 è caratterizzata da due dimensioni, come del resto l'intera isola: quella estiva, dove non mancano locali e manifestazioni per trascorrere il proprio tempo libero, e quella invernale quando il territorio sembra andare in letargo.  «Dopo le sei del pomeriggio - racconta Riccardo, studente capoliverese di 17 anni - Capoliveri è una città fantasma, non passa neppure una macchina. Cosa facciamo la sera? Giriamo in auto per il paese finchè non finisce la benzina. Non voglio crescere i miei figli qui, perché non voglio che vivano in questo modo». Per alcuni di loro non si tratta nemmeno di un problema di mancanza di spazi dedicati ai giovani. «Se ci vogliamo incontrare - racconta Caterina, 18 anni - va bene anche il bar sotto casa. Il problema è un altro: una mentalità diffusa che non prende sul serio le nostre richieste, i nostri bisogni. Se voglio andarmene? Sì, certamente. Anche se non sarà facile: chi esce dalle scuole dell'isola non è al pari degli altri, non siamo preparati allo stesso modo. Gli altri sono più avanti di noi. E sono in tanti a pensarla come me». Nelle parole dei ragazzi, anche i più attivi nell'ambito delle inizative sociali legate alla cultura e allo sport, c'è la convinzione che «qualunque cosa facciamo - spiega Matteo, 20 anni - non siamo presi sul serio, fanno finta di ascoltarci, bocciano tutte le iniziative che proponiamo e non mantengono le promesse». Matteo lavora ma sta pensando di riprendere gli studi, naturalmente lontano dall'Elba. «Penso spesso ad andarmene - racconta - soprattutto in questo periodo. Per i giovani all'Elba manca tutto, in particolare il lavoro. Anche per gli impieghi stagionali chiedono esperienza e un neo diplomato difficilmente riesce a trovare un'occupazione. Se parliamo poi degli svaghi, del divertimento, c'è poco e quasi esclusivamente d'estate. Come passiamo le serate? A parte l'uscita del sabato stiamo a casa, davanti alla tv, al computer o a un libro. Del resto i paesi sono tanti e le distanze non sono poi così ravvicinate. Chi non ha la macchina non ha possibilità di spostarsi».

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