L’allarme di Pioli per il rilancio delle zone rurali
«Sì alla tassa di soggiorno, ma insieme a sgravi fiscali»
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Il sindaco Pioli e un’immagine di Suvereto2 MINUTI DI LETTURA
SUVERETO. Sì alla tassa soggiorno turisti, ma con molti altre necessità da puntualizzare. A dirlo è il presidente delle Città del Vino Giampaolo Pioli, sindaco di Suvereto. «L'apertura del ministro Calderoli sul possibile inserimento nel federalismo municipale di una tassa di soggiorno per turisti è da giudicare positivamente - dice - ma nel decreto mancano ancora le grandi "questioni" dei territori rurali: dal gap di risorse lasciato dall'abolizione dell'Ici per gli edifici agricoli - circa 1 miliardo di euro nei bilanci dei comuni da investire pure in promozione - all'assenza di un capitolo specifico sull'estensione della banda larga alle campagne che senza il web rischiano fortemente di perdere competitività nei confronti degli altri Paesi europei, e sulla possibilità di prevedere sgravi fiscali a favore di chi investe nel territorio, prime fra tutti le aziende». Pioli lancia l'allarme «sul rischio di una insufficiente attenzione alla fiscalità rurale nel decreto sul federalismo, fondamentale per i molti Comuni delle campagne, che tanto hanno fatto per il Paese, a partire dal rilancio delle zone rurali, e che ora sono costretti a rinviare l'approvazione dei propri bilanci all'ultima data possibile, a riprova delle difficoltà in cui versano. Le Città del Vino - aggiunge Pioli - chiederanno un incontro a Calderoli, invitando fin d'ora le associazioni di categoria dei produttori a riflettere su questi argomenti per poter raggiungere soluzione condivise. Se i Comuni potranno introdurre una tassa di soggiorno - specifica - o forme studiate e finalizzate di tassa di scopo, oltre alla possibilità di gestire la compatecipazione all'Irpef, significherebbe un passo in avanti concreto verso una maggiore solidità. Necessario dare fiducia ai comuni, senza temere ondate di nuove tasse. I sindaci sono i primi a rispettare i cittadini e ad avere problemi di consenso. Non ci sono solo le città d'arte La maggior parte dei Comuni, e in particolare quelli che rappresentano le eccellenze produttive delle tipicità sono eminentemente rurali e quindi privi di risorse in grado di sostenere il loro impegno per la qualità dei territori. L'abolizione dell'Ici sugli edifici rurali - conclude - è una risorsa che non c'è più e non si prevede un eguale trasferimento statale. Pertanto i Comuni rurali rischiano di diventare ancora più poveri».
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