«Baratti è per tutti e la priorità è la lotta all'erosione»
Melisanda Massei Autunnali
◗
Il tavolo dei relatori e (in alto) il pubblico in sala3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. «Baratti è un posto inclusivo e come tale appartiene a tutti. Non si può pensare di farne un luogo accessibile solo a pochi. Di fronte a questa alternativa la risposta della cittadinanza è inequivocabile». Ha inizio quasi con una sorta di slogan il convegno, organizzato dal comitato "Giù le mani da Baratti", ieri pomeriggio nei locali del Quartiere Città nuova al Perticale. Oltre duecento persone hanno dunque assistito alla lunga serie di interventi di specialisti ed esperti. Interventi che si sono susseguiti nell'arco delle oltre tre ore dell'incontro, finalizzato a fare il punto sulle caratteristiche del territorio e il suo confronto col Piano particolareggiato presentato dal comune di Piombino lo scorso agosto. Ad aprire i lavori la coordinatrice Marina Riccucci, (Università di Pisa, ma anche membro del comitato): «Questo convegno - ha esordito - coniuga l'amore per Baratti con la conoscenza del suo valore. In ogni suo aspetto: i boschi, la spiaggia, gli etruschi. Ma mentre il litorale è un litorale ferito dall'erosione, l'area archeologica è invece tutta ancora da capire. Lo scopo del comitato è di tutelare e difendere Baratti: per questo il Piano particolareggiato necessita di alternative». Proprio il fenomeno dell'erosione è stato uno dei punti sul quale si sono snodati alcuni dei successivi interventi, tra cui innanzitutto quello del portavoce di "Giù le mani da Baratti", Daniele Quinti, che ne ha rivendicato la notevole importanza: «Il vero problema di Baratti è proprio quello e su di esso si dovrebbero compiere delle riflessioni. Noi non vogliamo disconoscere il Piano, ma riteniamo che non affronti le questioni più stringenti del territorio, e, oltretutto, sradica Baratti dalla sua storia». «Erosione, archeologia e flussi sono problemi che dovrebbero essere affrontati in maniera unitaria - ha proseguito Franco Cambi, che è il responsabile dello scavo che si svolge sulla spiaggia di San Cerbone - Qualsiasi cosa venga progettata a Baratti deve tener conto dell'aspetto archeologico e ambientale, che vanno di pari passo. Un altro esempio può essere il prato tra il Casone e San Cerbone: sotto quel terreno ci sono dei reperti archeologici e dunque non può essere toccato. Il rischio di ogni intervento non "ordinato" è quello di non riuscire più a trovare la Cattedrale di San Cerbone, che sappiamo essere in quell'area». «Combattere l'erosione è possibile - ha aggiunto Enzo Pranzini, dell'università di Firenze - Una soluzione potrebbe essere quella di chiudere i solchi sottomarini intorno alla costa, modificando così i flussi delle correnti. Questo territorio subisce da 70/80 anni l'erosione: ora la spiaggia è completamente ciottolosa». Altri interventi sono venuti da Luca Sbrilli, il presidente della Parchi Val di Cornia, che ha illustrato la storia e il bilancio della società, concludendo con una riflessione sul problema costiero («l'intervento della Provincia è quantomai auspicabile») e sul Casone (per il quale «più attinente una finalità turistico-ricettiva piuttosto che l'utilizzo per appartamenti privati»), Patrizia Zagnoli (università di Firenze, su eco-marketing fra rispetto e valorizzazione del golfo), Massimo Morisi (università di Firenze), Andrea Camilli (sovrintendenza archeologica) e Rossano Pazzagli (Università del Molise), intervenuto su storia, economia e governo del territorio. Il Comitato "Giù le mani da Baratti", ha chiosato Quinti, ha raggiunto in pochi mesi (e in maniera assolutamente spontanea) tremila adesioni: «Non siamo l'antipolitica, come qualcuno ci ha definiti, ma dei cittadini che si pongono delle domande».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
