Un Natale speciale per le badanti della Bulgaria
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Un momento della festa nei locali dellArca di Portoferraio La comunità ha potuto festeggiare rispettando le proprie tradizioni grazie all'Arca
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PORTOFERRAIO. Sono soprattutto donne che in patria hanno lasciato genitori, mariti, figli. E le loro storie assomigliano molto a quelle di tanti italiani e tanti elbani che un secolo fa, inseguendo la speranza di un lavoro e di una vita migliore, lasciarono l'Italia. All'Elba sarebbero quasi invisibili, se non fosse per il loro lavoro e per quell'allegro chiacchiericcio che nei giorni di festa le vede riunirsi sulle panchine del parco delle Ghiaie. Non hanno una casa loro, perché vivono in quelle delle famiglie dove lavorano come badanti. Non hanno loro spazi e quindi utilizzano quelli pubblici per ritrovarsi e ricostruire la comunità che hanno lasciato nel loro Paese d'origine. Ecco perché il Natale appena trascorso ha avuto per le donne di origine bulgara che lavorano all'Elba un significato diverso. E stata forse la prima occasione, in tanti anni di permanenza sull'isola, di stare insieme e rivivere le atmosfere di casa propria tra piatti e musica tipica. La comunità bulgara sull'isola, che conta circa cinquanta persone, per la quasi totalità - come detto - donne, si è ritrovata nei locali dell'Arca per festeggiare il Natale. L'associazione, alla quale va il più sentito ringraziamento da parte di queste donne, ha messo a disposizione la propria sede per una festa caratterizzata dai colori e dai sapori della Bulgaria. «Abbiamo mangiato i nostri piatti - racconta Spasinska Ivanova, da dieci anni all'Elba - cantato e ballato le nostre musiche sotto la nostra bandiera ed è stato come tornare a casa, per una sera. Quella casa dove abbiamo lasciato i nostri mariti, i nostri figli, i nostri familiari». La lontananza dalla terra d'origine rafforza tra le rappresentanti di questa comunità i legami con le proprie tradizioni. Un motivo di gioia ma anche di tristezza perché il pensiero va alle persone care che non vedono da anni, agli affetti che sono state costrette a lasciare per garantire alle proprie famiglie quel che serve per vivere. Tra loro ci sono donne laureate che avevano un lavoro e uno stipendio nel proprio Paese con il quale, dopo il 1989, non riuscivano più a pagare le bollette e a sfamare i propri figli. E' questo che le ha convinte a fare le valige in cerca di una nuova occupazione in un altro Paese. E molte hanno scelto l'Italia, ma nessuna ha dimenticato le proprie radici. Soprattutto per questo l'occasione offerta dall'Arca è stata davvero unica per queste donne che cercano di tenersi in contatto per ogni ricorrenza: un onomastico, un compleanno, le feste di Natale, la Pasqua e così via. I giardini delle Ghiaie sono il loro punto di incontro abituale «ma non è che possiamo metterci ad ascoltare la nostra musica lì - continua Spasinka - ecco perché siamo grate all'Arca di averci concesso i locali dell'associazione e ci auguriamo che non sia l'ultima volta. Ci piacerebbe ritrovarci di nuovo e magari festeggiare insieme la Pasqua».
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