Il Tirreno

Le richieste presentate dalle aziende dell’indotto Lucchini sono ancora il doppio di quelle finora accettate

Imprese, erogati tre milioni di euro

Luca Centini
L’assessore regionale Simoncini e una pamoramica della Lucchini
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L’assessore regionale Simoncini e una pamoramica della Lucchini

Una boccata d'ossigeno con i fondi messi a disposizione da Fiditoscana

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 PIOMBINO. Una boccata di ossigeno per 10 aziende dell'indotto Lucchini. Altre 12 domande sono in fase di istruttoria. Sono questi i numeri delle imprese che hanno richiesto l'accesso al fondo di garanzia da 5 milioni di euro messo a disposizione dalla Regione, attraverso Fiditoscana.  La misura, ideata per garantire liquidità alle imprese in difficoltà per la crisi siderurgica e alle prese con i ritardi nei pagamenti da parte di Lucchini, è stata resa nota lo scorso agosto e, dopo un'ampia concertazione tra l'assessore regionale Gianfranco Simoncini, Fiditoscana e gli istituti bancari è stata messa a disposizione delle imprese.  Ad oggi sono ventiquattro le imprese che hanno presentato le domande di garanzia in Regione, per un importo complessivo di 7 milioni e 528mila euro. Dieci di queste domande sono state accettate, per un importo deliberato di 2milioni e 996mila euro.  Altre dodici domande sono attualmente in fase di istruttoria e sono in attesa del via libera di Fiditoscana che sta verificando i requisiti e le caratteristiche richieste. Una sola domanda è stata giudicata inammissibile ai termini del regolamento, un'altra è stata revocata per l'invio di rinuncia della stessa impresa che, in seguito, ha ripresentato una nuova domanda.  «Rispetto alla finalità proposta - spiega l'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini - lo strumento che abbiamo messo in campo è efficace, sono le stesse associazioni di categoria a esprimere un giudizio positivo».  Sono diverse, tuttavia, le imprese dell'indotto che, seppur con evidenti problemi di liquidità, non hanno potuto ricorrere al fondo di garanzia regionale. Basti pensare che ad oggi sono state accettate dieci domande per un totale di quasi 3 milioni di euro quando solo le aziende associate a Cna e Api Livorno sono una ventina, per un fatturato scaduto di circa 7-8 milioni.  Con le imprese nell'orbita di Confindustria sale sensibilmente sia il numero delle realtà dell'indotto in difficoltà, sia lo scaduto e i problemi di liquidità.  «Accedere alla garanzia è abbastanza semplice, il problema vero è disporre dei requisiti necessari per fare domanda e trovare gli istituti bancari che siano disposti a concedere i finanziamenti - spiega Emanuela Minelli, direttore Cna della Val di Cornia - difficilmente le piccole aziende con scarsa patrimonializzazione e un forte indebitamento sono in grado di accedere al sostegno del fondo di garanzia di Fiditoscana».  Delle 24 aziende che hanno inoltrato domanda in Regione, infatti, la maggioranza è composta da imprese più robuste, con fatturati e un numero di dipendenti più alto.  «Tutte le aziende in difficoltà si sono trovate di fronte a una scelta - racconta Luciano Gabrielli, segretario provinciale Fiom - quelle con le spalle più grosse hanno utilizzato lo strumento. Le aziende più piccole, anche se in possesso dei requisiti, ci hanno pensato più di una volta. Perché se è vero che il fondo è un aiuto per i problemi di liquidità porta, allo stesso tempo, le aziende ad indebitarsi ulteriormente».  In pratica il fondo da 5 milioni è efficace per le aziende più strutturate, ma di fatto può rivelarsi troppo pesante da sostenere, in alcuni casi un'arma a doppio taglio, per le aziende più piccole. L'opinione di associazioni e sindacati è che, in fondo, qualsiasi strumento di sostegno perda efficacia nella situazione di incertezza in cui si trova attualmente lo stabilimento Lucchini.  «Nessuno ha la bacchetta magica - spiega ancora Emanuela Minelli - le imprese risolveranno i problemi solo quando il futuro della Lucchini sarà chiarito e ci sarà ristabilita la solidità finanziaria, in modo che i pagamenti alle imprese tornino puntuali».  

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