Il Tirreno

L’INTERVENTO

Basta con il terrorismo ideologico sulle deroghe per boro e arsenico

Fabio Baldassarri
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Fabio Baldassarri

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Sono sinceramente allibito per come in questo inizio 2011, sulla delicata questione della potabilità delle acque, vi è chi nell'area Piombino-Valdicornia-Elba si esibisce nel deprecabile esercizio della "cattiva politica" cui, ormai, l'intero Paese sembra sia aduso. Non ce l'ho col giornale, e non ce l'ho neppure con quanti contestano la legislazione vigente in ordine alla questione "acqua pubblica sì" o "acqua pubblica no", pur essendo noto che in Italia l'acqua è un patrimonio demaniale (a disposizione cioè degli Ato, ovvero dei Comuni che ne fanno parte) e dunque solo la distribuzione è affidata a società come Asa le quali hanno dovuto selezionare con gara pubblica il partner industriale. Né, ovviamente, ce l'ho con coloro che vogliono discutere dei problemi di efficienza dell'azienda. Di tutto questo potrei discutere e sono pronto a farlo, in qualsiasi sede e in qualsiasi occasione, sia per l'incarico che mi è stato affidato che come semplice cittadino.  Quello che trovo insopportabile è il terrorismo ideologico che viene praticato riguardo alla questione "potabilità" con riferimento alle deroghe comunitarie. Asa fa le sue analisi, opera con miscelazioni, con nuovi pozzi e/o con il filtraggio, poi invia l'acqua ai rubinetti nei termini in cui è autorizzata a farlo. Asa, cioè, non deve e non può autocertificarsi. E' l'autorità sanitaria a fare i controlli e affermare il contrario di quanto le autorità sanitarie accertano diventa una calunnia sia sul piano etico che sul piano professionale; e in un paese civile i calunniatori dovrebbero risponderne di fronte alla legge.  E' vero che Asa opera con deroghe UE per quanto riguarda il boro e l'arsenico (sia pure in pochi pozzi, nella stagione estiva e con bassissime percentuali). Ed è vero che Asa ha da tempo illustrato all'Ato i suoi programmi riguardo a cosa occorrerebbe fare in vista della scadenza delle deroghe: l'utilizzo di ogni sorgente o affluente naturale dove possibile, ma anche il cosiddetto tubone e, se necessario, ausili tecnici quali il dissalatore. Asa, però, non può fare ciò che solo a suo parere sembrerebbe giusto. Opera in regime di convenzione con i Comuni proprietari delle acque associati in Ato e, pertanto, se Ato propone soluzioni alternative, in tutto o in parte, non può non tenerne conto. Evito di entrare nel merito di questi aspetti perché non sono tra i compiti assegnati dal Codice Civile al Consiglio di Sorveglianza. Voglio solo ricordare, perché questo invece rientra nelle sue competenze, che qualsiasi sia la soluzione individuata tra Asa e Ato, essa avrà un costo e il costo dovrà ricadere (così stabilisce la normativa) o sulla tariffa, o sulla fiscalità generale o su tutte e due. A prima vista sembrerebbe che in ogni caso pagherebbe pantalone, ma non è così o, almeno, non lo è nella stessa misura. Nel caso della tariffa pagherebbero solo i cittadini che oggi consumano l'acqua. Nel caso del ricorso alla fiscalità generale (regionale o statale) pagherebbero tutti i cittadini compresi coloro che godono di condizioni più fortunate; coloro, cioè, che di acqua ne hanno in abbondanza e, magari, anziché spendere per emungerla o potabilizzarla, godono di costi che sono bilanciati dai ricavi prodotti con le centrali idroelettriche.  Infine, a proposito delle disastrose condizioni finanziarie in cui verserebbe Asa, è arrivato il momento di dire che quanti creano ingiustificato allarmismo riguardo alla sua solvibilità sono né più né meno che dei bugiardi e possono provocare (mi auguro non volendo) danni alla società. Come già riferito più volte alla stampa, nel 2010 la società è stata ricapitalizzata e ha ricevuto dal partner industriale il sovraprezzo previsto in gara per il "buon fine" dell'operazione rigassificatore. Asa è assolutamente solvibile. Le partite aperte con i Comuni sono in dare e in avere. E vi sono notoriamente dei casi in cui Asa ha da avere più di quanto non abbia da dare. Per questo è in corso anche un'alacre azione di recupero crediti che si sviluppa in tutte le direzioni.  Asa è una delle poche società (fino a pochi giorni fa se ne contavano otto in tutta Italia) alle quali un pool di banche capitanato dal Monte dei Paschi ha riconosciuto il finanziamento del projet financing richiesto per gli investimenti concordati con Ato. E' chiaro, però, che se questo piano dovesse cambiare comportando aumenti di spesa, Ato se ne dovrebbe assumere la responsabilità dal punto di vista tariffario. In Ato, peraltro, non mancano organi tecnici competenti né l'autorità politica per farlo assennatamente. Ato dispone anche, di fronte ad eventuali inadempienze, di strumenti sanzionatori. E ricordo che qualora gli Ato dovessero scomparire (come al momento sembra essere nelle intenzioni del governo) le sue competenze non verrebbero mai assorbite dalle società di gestione, ma passerebbero ad altra autorità o istanza pubblica. La Regione, ad esempio, si è già attrezzata per riunire in un'unica gestione commissariale gli Ato che attualmente si occupano del servizio idrico integrato. Fabio Baldassarri (presidente del Consiglio di sorveglianza di Asa)

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