Il presidio
Dissalatore, spariti i finanziamenti
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Limpianto per dissalare lacqua di mare installato qualche anno fa da Asa sullisola di Capraia Ma all'ex Comunità montana sono rimasti i debiti
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PORTOFERRAIO. Un progetto pronto ma rimasto nel cassetto. Già finanziato dal Ministero dell'Ambiente con quasi 2 milioni e mezzo di euro, ma oggi quei soldi non si sa che fine abbiano fatto. E i problemi per i quali quel progetto era nato sono più che mai irrisolti. L'opera in questione è quella del dissalatore di Marciana Marina. Una soluzione alle difficoltà di approvvigionamento dell'Elba che oggi, non potendo fare a meno dell'acqua della Val di Cornia, condivide con gli abitanti del continente le problematiche legate alla presenza di boro e arsenico. Il progetto era stato definito nell'ambito di un accordo siglato tra Ministero dell'Ambiente, Regione, Ato, Provincia, l'allora Comunità Montana e gli otto Comuni isolani. Ma per motivi di costi (sia di realizzazione che di manutenzione) fu messo da parte anche se, nel frattempo l'ente attuatore dell'intervento, cioè l'ex Comunità Montana, aveva messo a punto gli studi preliminari e il progetto dell'opera. A ricordare ai sindaci, agli attuali vertici dell'Unione dei Comuni e anche al presidente della Regione questa circostanza è il dirigente tecnico dell'Unione Mario Ferrari con una lettera che mette in evidenza, da un lato, la mancata soluzione ai problemi idrici dell'isola, dall'altro il fatto che i soldi spesi dall'ex Comunità Montana per la progettazione del dissalatore (intorno a 400mila euro) sono stati anticipati dall'ente - al quale era stata affidata l'esecuzione dell'opera - senza che nessuno andasse poi a risarcirlo. Aspetti finanziari la cui definizione, per Ferrari, è ormai inderogabile. Il dirigente ricorda i passaggi della vicenda. Tra il 2002 e il 2003 la definizione dell'accordo di programma che stabilisce la realizzazione del dissalatore, sempre nel 2003 (tra aprile e maggio) l'avvio delle procedure per la progettazione da parte dell'ex Comunità Montana. Nel giugno del 2003 l'erogazione dei finanziamenti ministeriali per l'opera alla Regione. La progettazione, intanto, viene completata. Ma nel giugno 2005 cambiano le carte in tavola e l'Aato 5 ipotizza un diverso impiego delle risorse inizialmente destinate al dissalatore. Nessuno dei Comuni pensa di intervenire e così l'ex Comunità Montana resta con in mano un progetto, una serie di spese sostenute e l'impossibilità di realizzare i lavori. «Forse se non ci fosse stato un freno di un singolo e la partecipazione delle amministrazioni locali - afferma Ferrari - il dissalatore sarebbe già in funzione e, oltre a garanzie di servizio in caso di collasso della vetusta condotta sottomarina, non avremmo letto sul Tirreno che "l'acqua del rubinetto è al bando nelle mense delle scuole materne". Ma questo problema sanitario esula dai miei compiti che, attualmente, nella materia, sono diversi e riguardano l'obbligo di segnalare e far sì che quanto anticipato dalla Comunità Montana per consapevole scelta dei Comuni, assenti in ogni altra decisione in materia, ritorni nelle casse dell'ente, perché ogni ulteriore ritardo comporta un danno all'ente e difficoltà di cassa alla ragioneria per l'ordinaria gestione dell'attività». ALTRI SERVIZI A PAG. 2
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