I sindacati confederali difendono laccordo sulla riorganizzazione siglato con lazienda
«Villamarina non smobilita»
L.C.
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Linterno del pronto soccorso di Villamarina Cgil, Cisl e Uil: il modello funziona, vanno superate le resistenze dei medici
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PIOMBINO. «Nessuno vuole chiudere Villamarina». I sindacati Cgil, Cisl e Uil difendono l'accordo sulla riorganizzazione della sanità siglato con l'azienda. «Abbiamo firmato un'intesa che punta a rimodulare i servizi ospedalieri sulla base delle esigenze dell'utenza - spiegano i sindacati - la riorganizzazione è regionale. Le voci che parlano di depotenziamento di Villamarina sono infondate». La presa di posizione dei sindacati giunge dopo pochi giorni dal duro attacco del sindacato autonomo Fials all'azienda. Un attacco rivolto alla gestione della sanità e, nello specifico, alla riorganizzazione calibrata sul modello di intensità di cure. Lo stesso modello considerato efficace da Cgil, Cisl e Uil. «L'ospedale diventa il luogo imputato alla cura delle "acuzie" - spiega Ugo Tarchi (Cgil) - la gestione dei pazienti si suddivide in tre livelli diversi, classificati in base all'intensità delle cure di cui hanno bisogno. Non ci saranno più reparti specifici, ma il livello di attenzione per il paziente non sarà ridimensionato». La riorganizzazione interessa l'area chirurgica e medica. In base all'accordo 57 posti letto degli attuali 153 sono riorganizzati. I posti letto in chirurgia si suddividono a seconda del periodo di degenza ospedaliera in week-surgery (17 posti letto dal lunedì al venerdì) e in long-surgery (29 posti letto). In pronto soccorso sono allestiti 4 posti per la breve osservazione. Parte dell'attuale medicina si trasforma in ospedale di comunità per i malati cronici (15 posti), all'interno del quale sono quattro i posti assegnati all'hospice per i malati terminali. Ventuno posti costituiscono l'area low care, destinata ai pazienti che necessitano di bassa assistenza e riabilitazione. Il day hospital per oncologia ha 7 posti assegnati. «Si tratta di un cambiamento epocale, che tuttavia non riduce il livello delle attività ospedaliere - spiega Stefania Nunes (Cgil) - il modello funziona, a patto che siano superate le resistenze dei professionisti. Devono capire di non essere più i proprietari dei reparti, ma diventare coinquilini». «A tale proposito - aggiunge Tarchi - occorre aprire al più presto un dialogo tra azienda e medici. Da parte nostra vigileremo sul rispetto dei punti dell'accordo con l'azienda e sulle eventuali criticità che il nuovo modello potrebbe far emergere». I sindacati precisano che la riorganizzazione non comporterà tagli all'organico di infermieri e oss (176 suddivisi in 124 infermieri e 52 oss). «Il piano copre al meglio le esigenze dell'utenza, facendo fronte a un taglio alla sanità regionale di circa 26 milioni - spiega Paolo Camelli (Uil) - in Toscana si paga 16 euro di tassa regionale, a Roma la quota sale a 180 euro. In questo contesto abbiamo approvato una riorganizzazione che snellisce i costi, senza far spendere un centesimo in più ai cittadini». L'ultima presa di posizione dei sindacati è sulla costruzione del nuovo ospedale di Livorno, spesa inutile secondo Fials. «Vogliamo invece che il presidio sia realizzato prima possibile - conclude Camelli - è nell'interesse di tutti avere in provincia un nuovo ospedale specializzato sulle cure di secondo livello».
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