Il presidio
Dieci giorni per salvare l'Unione
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Claudio Della Lucia Della Lucia: occorre una politica comprensoriale
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PORTOFERRAIO. Dieci giorni di tempo per tentare di salvare l'Unione. Dieci giorni per trovare una soluzione ai problemi economici che sembrano segnare il destino dell'ente, ormai verso la chiusura. E' quanto stabilito nell'ultima conferenza dei sindaci dell'Unione (di cui fanno parte Portoferraio, Capoliveri, Marciana, Campo e Rio Elba). «I temi da affrontare - spiega l'ex presidente, Claudio Della Lucia - sono quelli relativi alle partite finanziarie aperte sull'acqua, che risalgono alla gestione precedente il 2004, da affrontare con l'Ato, e alla possibilità di ottenere un sostegno della Regione per superare le difficoltà economiche». La situazione è gravata dal fatto che «nonostante ci siamo dimessi ad agosto - continua Della Lucia - per facilitare l'ingresso di altri e dunque la ricostituzione degli organi dell'ente, ha dell'incredibile il fatto che ad oggi non siamo stati né commissariati né sostituiti». A ciò si legano anche le mancate dimissioni di una parte dei rappresentanti dell'assemblea che risultano tutt'ora in carica. Il quadro economico. L'analisi del quadro finanziario dell'ente è particolarmente complessa perché molte delle questioni aperte derivano dal passato. La cifra oggi stimata sul fronte dei debiti (tra i 2 e i 3 milioni di euro) è frutto anzitutto del mancato trasferimento ad Asa (insieme alle competenze sulla gestione del servizio idrico) di mutui contratti prima del 2004 dall'allora Comunità montana per circa un milione e 600mila euro. La cifra fu messa a carico dei Comuni nel 2005 ma senza che gli enti locali ne fossero a conoscenza. Ed ora, quelle stesse amministrazioni, non intendono accollarsi quelle cifre. Al 2004 risalgono anche un milione e 800 mila euro di bollette dell'acqua non pagate e, oggi, solo in parte esigibili (ad esempio non è più riscuotibile la quota parte in bolletta relativa alla depurazione per gli utenti residenti in aree non servite dal servizio). Infine, secondo i calcoli confermati anche dal commissario prefettizio che ha esaminato i bilanci dell'ente, ci sono in sospeso residui per circa 650milioni di euro. Alle difficoltà derivanti dalla gestione precedente al 2004 si aggiungono problemi più attuali. L'Unione è riuscita a chiudere in pareggio il bilancio del 2009 solo grazie a un contributo straordinario della Regione di 300 mila euro. Nel 2010 la stessa regione si è fatta carico di compensare i tagli ai finanziamenti dell'ente da parte del governo ma non ha erogato ulteriori contributi straordinari. Con la conseguenza che, nonostante lo sforzo di contenimento dei costi, il bilancio non si riesce a chiudere in pareggio per 82mila euro: cifra che dovrebbero essere i Comuni a pagare. Ma nessuno intende farsene carico. Le scelte politiche. E' chiaro che le difficoltà economiche sono solo una faccia della medaglia nella vicenda Unione. Ci sono anche due questioni politiche di prioritaria importanza rispetto alle quali i sindaci sono chiamati a fornire delle risposte. «Intanto dobbiamo chiederci - afferma Della Lucia - se all'Elba convenga gestire determinati servizi tramite un ente che è sul proprio territorio o invece lasciare alla Provincia il compito di occuparsene. E poi è necessario capire cosa si vuole fare rispetto agli obblighi sulle gestioni associate». Il quesito di fondo, in realtà, potrebbe essere un altro: l'Elba ha bisogno oppure no dell'Unione dei Comuni? «All'Elba - conclude Della Lucia - serve un approccio politico ai problemi che sia unitario molto prima o forse al posto di una gestione unitaria dei servizi, perché è innegabile che il nostro territorio abbia confini ben definiti e una serie di problematiche di natura comprensoriale. Affrontarle in 8, quasi sempre divisi, significa non affrontarle ma subirle». V.L.
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