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Decine i ricorsi dei cittadini. Il Movimento consumatori: è una tassa illegittima
Bonifica, nuova stangata
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Ruspe al lavoro su un fosso di bonifica In arrivo 3 avvisi di pagamento nei prossimi 6 mesi
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PORTOFERRAIO. Nuova stangata in arrivo per gli elbani. Tre bollette in sei mesi. Una dopo l'altra tra la fine di ottobre e la fine di febbraio e tutte per la solita tassa: il contributo di bonifica. A distanza di poco meno di un mese dall'invio per le cartelle esattoriali - sedicimila per oltre un milione e 400 mila euro - gli elbani saranno di nuovo costretti ad aprire il portafogli. Il contributo in questione è quello relativo alle annualità 2008, 2009 e 2010. Come stabilito dall'assemblea dei sindaci dell'Unione dei Comuni - che ha le competenze in materia di bonifica di fossi e canali - per recuperare i ritardi accumulati nella riscossione della tassa gli interventi di manutenzione e i relativi costi sono stati accorpati in un piano quinquennale avvicinando anche le date dei pagamenti. Il contributo in questione è tutt'altro che gradito alla popolazione che, con percentuali che sfiorano il 50%, ha deciso di non pagare i primi bollettini (quelli relativi alle annualità 2006 e 2007). La conseguenza, un mese fa appunto, è stato il ricorso alla riscossione coatta tramite Equitalia. Le cartelle esattoriali avevano già esasperato gli animi dei contribuenti elbani. E l'invio di tre nuovi avvisi di pagamento rischia di far diventare esplosiva la questione. L'associazione albergatori, rispetto ai primi avvisi di pagamento, ha avviato almeno un centinaio di ricorsi. Ora, a fronte dell'invio delle cartelle esattoriali, predisporrà un nuovo ricorso. Ma non sono solo gli albergatori a criticare tempi e modi di riscossione del contributo. A sostenere le ragioni dei cittadini che hanno deciso di non pagare c'è anche il Movimento Consumatori (che ha recentemente aperto una propria sede in via Cacciò a Portoferraio) che annuncia come siano già numerosi i cittadini che hanno presentato ricorso tramite l'associazione. «La situazione relativa alla bonifica - afferma il Movimento consumatori - non può più essere accettata. Al di là dell'estrema genericità delle cartelle di pagamento che stanno piovendo sulla testa dei cittadini, spesso neanche in grado di comprendere a quale titolo devono sborsare somme ingenti, ciò che conta è che il tributo richiesto spesso non ha alcuna ragione di essere. Come ha più volte affermato la Corte di Cassazione il beneficio derivante dalla bonifica infatti non è provato dalla pura e semplice inclusione del bene nel comprensorio, perché esso non attiene al territorio nel suo complesso, ma al bene specifico di cui si tratta. Deve al contrario sussistere un'utilità strettamente incidente l'immobile, intesa come un vantaggio diretto e specifico che si traduce in una qualità del fondo. Se questo non avviene il tributo è assolutamente illegittimo».
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