Il Tirreno

Sos ricci di mare Salvati dal cemento i primi 300 esemplari

Stefano Taglione
Sos ricci di mare Salvati dal cemento i primi 300 esemplari

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 PORTOFERRAIO. In due per salvare 300 ricci dal banchinamento, armati di retini e canne e, all'occorrenza, anche a mani nude. Senza tanto clamore e voglia di apparire dalle 9.30 di ieri mattina Marcello Strani e Mario Casini, il primo volontario della Caritas il secondo manutentore all'hotel Hermitage, si sono messi a rastrellare il primo tratto di banchina fra il molo Massimo e l'Alto Fondale. Risultato: 300 ricci più alcuni sconcigli salvati dal cemento e ributtati sugli scogli della spiaggia delle Ghiaie.  Un'idea nata qualche giorno fa ricordando i tempi andati, quando Marcello e Mario, con i loro amici andavano a pescare qualche polpo e a prendere qualche riccio proprio dove fra qualche mese sorgerà la nuova banchina.  «Ci siamo cresciuti - dice Marcello - e amiamo quel posto. Fin da bambini abbiamo sempre visto i nostri nonni pescare là e lasciare morire queste specie sarebbe ingiusto. Noi vorremmo salvarli tutti quanti ma sappiamo che sarà molto difficile, perché col tempo si sono riprodotti e sono diventati tantissimi». Proprio per questo motivo la raccolta non si ferma. Già dal prossimo fine settimana i due portoferraiesi torneranno sul posto per continuare l'opera iniziata ieri, visto che il sabato e la domenica sono gli unici giorni nei quali la ditta appaltatrice non effettua i lavori. «Oggi non ce la facciamo a tornarci - dice Mario - ma lo faremo sicuramente sabato prossimo. Già ieri avrei preso maschera e boccaglio per tuffarmi, solo che non si può perché è area portuale e quindi c'è il divieto di balneazione. In questi giorni andremo a sentire in Capitaneria se si può fare un'eccezione, dato che in questo modo ne prenderemo molti di più. Tantissimi ricci sono difficili da raggiungere da terra, mentre un sub in un'oretta potrebbe ripulire l'intero fondale».  In ogni caso, anche senza buttarsi in mare, la raccolta è stata un successo. Trecento ricci adesso se ne stanno appoggiati sul fondo del mare, al riparo da gru e cemento. L'unico timore semmai è che, scampata la sepoltura, qualcuno provi a farli finire in padella.

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