Sicurezza
«Magona, occhio alla sindrome di Pomigliano»
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Lingresso della Magona-Arcelor La Fiom replica alle accuse di Nannipieri sull'assenteismo
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PIOMBINO. «L'intervista all'Ad di Magona, Leandro Nannipieri, mantiene inalterate le preoccupazioni da noi espresse, col blocco degli investimenti e la mancata politica industriale del governo». Così si esprime la segreteria provinciale della Fiom dopo che Nannipieri, ragionando sulle difficoltà dell'azienda, non aveva lesinato critiche al sindacato: «Abbiamo condiviso il piano presentato dall'azienda sugli investimenti per la Zincatura 5 - dice la Fiom - l'allargamento della tavola del tandem, la zinco verniciatura, perché andavano nell'ottica da noi sempre richiesta, cioè il consolidamento e lo sviluppo dello stabilimento. Senza questi investimenti il sito di Piombino rischia un lento ma inesorabile declino». Sul tema dei volumi invece il sindacato vede «una scelta precisa della Mittal. Pensiamo sarebbe opportuno che la casa madre desse più autonomia e sostegno al management dello stabilimento di Piombino». Poi la delicata questione dell'assenteismo, sollevata da Nannipieri: «la media nazionale delle aziende fino a poco tempo fa era considerata buona - sostiene la Fiom - quando si attestava su un 4-5%. Questo vuole dire che un lavoratore farebbe due settimane in un anno di lavoro; crediamo sia naturale che anche un lavoratore abbia l'influenza. Tutto si può migliorare, ma sarebbe opportuno non farsi prendere dalla "sindrome di Pomigliano". Quanto agli spazi per recuperare efficienza, non ci siamo mai tirati indietro e stiamo infatti discutendo con l'azienda l'organizzazione del lavoro, pur sapendo che a differenza del passato anche i miglioramenti di efficienza non avranno garanzie sul futuro, anzi possono essere vanificati in qualunque momento dalle scelte dell'azionista». Sui contratti precari infine «i numeri, nonostante l'impegno dell'azienda e del sindacato, dicono che non siamo stati in grado di dare una risposta a tutti i lavoratori che hanno avuto un contratto interinale, certo per problemi di produzione legati alla crisi dei mercati, ma anche alla scarsa sensibilità della Mittal».
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