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SCUOLA
La politica dei tagli ci porterà al crollo culturale
Monica Braschi (consigliere comunale Pd)
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Difficile dimenticare questo avvio di anno scolastico caratterizzato da proteste e malcontento per le decisioni prese dal governo e dal ministro Maria Stella Gelmini. Tante sono le proteste: dei docenti precari vittime di questo licenziamento di massa, dei presidi costretti a gestire due scuole contemporaneamente, di scuole con un solo collaboratore scolastico, dei genitori inconsapevoli di quante volte il figlio mangerà in mensa o di quante dovrà tornare a casa perché senza supplente, degli studenti costretti in classi da 33 alunni, dei genitori di alunni disabili che vedono negato il diritto allo studio ai propri figli. Questo è il panorama. Con gli innumerevoli tagli, migliaia di precari non hanno visto rinnovato il contratto di lavoro. Dopo anni di insegnamento e di attività di assistenza amministrativa e tecnica da precari, improvvisamente si ritrovano disoccupati, con gravissimo danno non solo personale ma anche alla collettività, poiché così si perdono anche professionalità, passione ed esperienze acquisite. La democrazia e la libertà di un popolo si coltivano e si sviluppano attraverso l'istruzione e quindi la cultura. Un Paese che non investe nella scuola e nella formazione è destinato al crollo culturale, sociale e di conseguenza economico. Tutto questo sembra che abbia poca importanza per l'attuale governo e così ci siamo conquistati, secondo l'Ocse, un bel penultimo posto tra i paesi industrializzati del mondo che crede e investe nella scuola.
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