Il Tirreno

Nessuna garanzia sui conti Toremar

Valentina Landucci
Silvia Velo (Pd)
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Silvia Velo (Pd)

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PORTOFERRAIO. Quarantotto ore per decidere il futuro di Toremar. Una questione di tempo, ma ancora di più di soldi, perché la privatizzazione della compagnia, di cui è proprietaria la Regione, vada in porto secondo gli accordi siglati ormai un anno fa tra Stato e Regione: circa 15 milioni di euro l'anno per la continuità territoriale, impegni sul mantenimento dei livelli occupazionali, possibilità di incrementare i servizi per la popolazione residente (ad esempio corse notturne) e garanzie sul rinnovo della flotta.  Tutto questo sarà possibile a due condizioni: la proroga dei tempi (concessi dall'Unione europea e in scadenza il 30 settembre) per la privatizzazione e la garanzia della restituzione a Toremar dei 9 milioni e 700mila euro prestati a Tirrenia e al momento "congelati" insieme a tutti i debiti dell'ex società madre. Condizioni indispensabili che saranno stabilite tra oggi e domani, nell'esame (prima in commissione trasporti e poi alla Camera) del decreto - da convertire in legge - sulla privatizzazione di Tirrenia. E il vero problema è che su entrambe, non c'è alcuna certezza. Niente proroga significa una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea. Niente soldi si traduce nel rischio di vedere compromessa la privatizzazione: sul mercato andrebbe una Toremar con una quantità di debiti superiore al suo valore patrimoniale, cioè destinata alla svendita o a rimanere invenduta.  La conferma arriva da Silvia Velo, parlamentare Pd e vicepresidente della commissione trasporti in questi giorni impegnata nell'esame del decreto Tirrenia già approvato, in via definitiva, al Senato. Ma chiari segnali di preoccupazione rispetto al futuro della compagnia sono nell'aria da tempo. Pochi giorni fa la Regione ha ufficializzato la richiesta al Governo perché si faccia carico dei debiti di Tirrenia nei confronti delle ex consociate. Un appello sottoscritto dalla Conferenza delle Regioni, che chiede il rientro dal debito entro il 30 aprile del 2011, e dal governatore toscano Enrico Rossi che, in proposito, ha scritto a Berlusconi.  L'esito delle richieste, al momento, è pari a zero. Lo sa bene Velo che su questi temi ha interpellato il commissario straordinario di Tirrenia, D'Andrea, «che ha ribadito - spiega la parlamentare - come il suo incarico si limiti a Tirrenia e Siremar, dunque da parte sua non è stata avanzata alcuna richiesta di proroga per Toremar all'Unione Europea anche se, stando al decreto, la tempistica per le compagnie regionali dovrebbe andare in parallelo con quella dell'ex società madre. Non solo: in merito ai debiti D'Andrea ha precisato che le cifre dovute da Tirrenia alle ex consociate non sono crediti privilegiati». Insomma non si sa chi restituirà e quando i 9 milioni e 700mila euro che mancano all'appello nei bilanci Toremar. «A questo proposito - continua Velo - ho presentato alcuni emendamenti al decreto perché lo Stato o Fintecna, proprietaria di Tirrenia, si facciano garanti nei confronti del debito per le società regionali». I dubbi sulla possibilità che l'emendamento venga accolto sono, però, più che fondati. «Il decreto va convertito in legge entro il 5 ottobre - aggiunge Velo - i tempi sono strettissimi. Se lo modificassimo dovrebbe tornare al Senato e non sembra che ci sia la volontà di intraprendere questo percorso».  Per la parlamentare del Pd una cosa è chiara. «E' un pasticcio fatto dal Govero - afferma - che ha affidato le compagnie regionali alle regioni con degli impegni che non sono stati rispettati. Ed ora le Regioni, in particolare la Toscana, si trovano con gare già avviate su presupposti che rischiano di non esserci più. Mi rivolgo al ministro Altero Matteli, lui che ha sempre avuto a cuore la Toscana ed è titolare del Ministero competente in materia: il momento di intervenire è questo perché per gli abitanti delle isole minori la garanzia del servizio è questione di vita o di morte».

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