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«Baratti, investiamo negli scavi»
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Le barche del Centro velico nella pineta di Baratti Il Comitato per Campiglia contro il Piano
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PIOMBINO. La difesa della maggioranza al Piano per Baratti, col documento firmato dal Pd e dai suoi alleati, «è segno dell'interpretazione corrente ma distorta del termine "partecipazione"». E' l'opinione del presidente del Comitato per Campiglia, Alberto Primi, secondo cui «il convegno di Piombino "La città a più voci", di sabato scorso, ha dimostrato «che la partecipazione non consiste nella ricerca del consenso su un progetto già formulato, ma nella ricerca di una scelta comune e condivisa partendo da più scenari possibili». Il fatto è secondo Primi che il Piano messo a punto dal Comune «sembra non essersi posto nemmeno lontanamente la domanda su quali sono le priorità per emergenze paesaggistiche e culturali come sono Baratti e Populonia. Il Comune vorrebbe farci credere che la tutela consiste nel renderli più eleganti, accivettati e con le fogne a posto, grazie a interventi che aumenteranno il valore di alcune proprietà private che hanno la fortuna di sfruttare la rendita di posizione che questi due luoghi magici permettono». Invece per il Comitato per Campiglia «la ricerca d'ipotesi di intervento tramite la partecipazione doveva partire dal considerare che innanzi tutto Baratti e Populonia sono siti archeologici e che quindi è indispensabile ampliare i limiti del Parco, investire in nuovi scavi e in tutto quello che può richiamare nuovi visitatori da tutta Europa, che porteranno davvero più ricchezza e lavoro a tutta la Val di Cornia». Ecco dunque che «ritenere che Baratti e Populonia debbano portare ricchezza a nuove strutture invasive e distruttive delle caratteristiche del territorio specifico è dimostrazione di una miopia amministrativa inaudita. Baratti e Populonia - sostiene Primi - devono essere innanzi tutto luoghi eccezionali a servizio dell'economia di tutta l'area intercomunale che dovrà farsi carico di tutelarli, proteggerli e pubblicizzare. Chi pensa di costruire 6000 metri quadrati per attività commerciali all'ingresso di Baratti in un territorio altrettanto delicato e facilmente degradabile è un cementificatore». Ribaltando dunque la tesi della maggioranza, l'idea di Primi è che «chi permette di riutilizzare il volume di ruderi, cabine elettriche, locali abbandonati per costruire un nuovo centro velico è un cementificatore, perché questa è la mentalità di un immobiliarista e non di una amministrazione pubblica. Il Comune avrebbe già dovuto demolire tutto quanto è inutilizzato e rappresenta uno sfregio al sito archeologico, limitandosi a lasciare provvisoriamente in essere, in attesa di una soluzione corretta, i locali usati dal centro velico visto che dà un servizio educativo senza fini di lucro. Tutto questo è detto non per amore di edifici vecchi e degradati - conclude il Comitato - ma per considerazioni culturali che sembrano mancare completamente alla mministrazione alla quale consigliamo di abbandonare il piano così come è stato redatto e ripartire dalla domanda se Baratti e Populonia devono essere un Parco archeologico per tutto il mondo o un divertimentificio per pochi privilegiati».
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