Un anno difficile a Porto Azzurro tra rivolte e manifestazioni
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PORTO AZZURRO. L'istituto di Porto Azzurro nella bufera. Un anno difficile, il 2010, per il carcere, per i detenuti e soprattutto per chi lavora dentro le mura di Forte San Giacomo. Troppo spesso finito in prima pagina per problematiche legate alle condizioni di vita di chi sconta qui la sua pena, all'origine di una rivolta con il sequestro di due agenti della polizia penitenziaria nell'aprile scorso. Ma anche per le difficoltà e i pericoli che il personale di sorveglianza deve correre quotidianamente a causa di una cronica carenza di organico. Tanto che i sindacati della polizia penitenziaria, nel maggio scorso, sono scesi in piazza per manifestare il proprio disagio e la propria preoccupazione. Troppo rischioso restare in 9 durante la notte a controllare l'intero istituto. Da allora qualche passo per migliorare le condizioni degli agenti è stato fatto. Ma gli standard di qualità per chi vive e lavora dietro quelle mura non sono certo a livelli ottimati. Tra rivolte e proteste, poi, anche due indagini. La prima solo marginalmente legata al carcere e relativa al coinvolgimento di agenti della penitenziaria in un traffico di droga. Ipotesi di reato a quanto pare rapidamente sgonfiata. Ora le attività della cooperativa San Giacomo: una realtà che vive dentro e fuori le mura del forte ma che incarna uno degli aspetti più qualificanti dell'attività dell'istituto: la rieducazione e il reinserimento dei detenuti.
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