Il Tirreno

La donna è spirata a Cisanello. Era stata già ricoverata in altri tre ospedali successivamente alla nascita del secondogenito

Muore quattro mesi dopo il parto

Valeria Parrini
Marilena Bandini ripresa col marito Stefano Falagiani il giorno delle nozze
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Marilena Bandini ripresa col marito Stefano Falagiani il giorno delle nozze

Colpita a 32 anni da un'emorragia cerebrale e poi da un'infezione: fatta l'autopsia

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 PIOMBINO. E' morta a 32 anni, dopo quattro mesi di un calvario iniziato il giorno dopo aver partorito il suo secondo bimbo. Marilena Bandini è spirata martedì nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cisanello. A Pisa era giunta venerdì, in condizioni disperate, con un quadro settico gravissimo, dopo una serie di ricoveri. A Piombino, a Livorno, a Viareggio. Di nuovo a Livorno e a Piombino.  Saranno i risultati dell'autopsia, eseguita ieri su richiesta della famiglia, a dire se c'è spazio per errori e sottovalutazioni, in questa storia iniziata nel migliore dei modi. Con un bel fiocco azzurro appeso nella nursery dell'ospedale di Villamarina il 25 aprile scorso.  Quel giorno, per la gioia della famiglia e del marito, Stefano Falagiani - lavoratore Asiu, molto noto anche per la sua attività nel volontariato - è arrivato Tommaso.  Il piccolo è venuto alla luce un mese prima del previsto. A causa di una gestosi, i ginecologi ne hanno anticipato la nascita ricorrendo ad un parto cesareo.  Il giorno dopo l'intervento, il primo, grosso problema. Mentre è seduta in poltrona, Marilena viene colpita da un attacco epilettico e accusa gravi problemi renali. I medici ne dispongono il ricovero a Livorno. In rianimazione.  Dopo una settimana, durante la quale la donna viene sottoposta a dialisi, il secondo malore. Ancora più grave.  Stavolta c'è da combattere contro il sopraggiungere di un'emorragia cerebrale che i medici tentano di arginare con l'intervento chirurgico.  Il sistema immunitario è seriamente compromesso. Per tre volte la paziente subisce il ricambio totale del sangue.  Lotta, Marilena, circondata dall'affetto dei suoi cari. E lentamente esce dal coma anche se la parte sinistra del suo corpo non risponde come prima. Le serve riabilitazione.  Per questo i medici consigliano il trasferimento a Viareggio. Lì, le cose sembrano andare meglio.  Marilena riesce a trascorrere qualche ora seduta su una sedia a rotelle, a comunicare con i familiari che le stanno il più possibile vicini.  Ma non basta ancora. Arrivano le febbri. Altissime. L'infezione è grave e non si conoscono le origini. Le piastrine scompaiono di nuovo. E gli antibiotici non hanno effetto.  Altra tappa. Il reparto delle malattie infettive di Livorno. E' lì che i medici individuano la causa.  A divorare il fisico della giovane mamma è un germe che ha infettato il catetere venoso applicato sul collo per alimentarla.  «I medici ci dicono che la situazione è disperata. Che nella migliore delle ipotesi Marilena rimarrà un vegetale», racconta la suocera, Mirella Falagiani.  Un nuovo farmaco riaccende la speranza. L'infezione sembra debellata.  «La paziente può tornare a Piombino», dicono i sanitari, prescrivendo farmaci e ancora riabilitazione.  Giovedì il rientro a Villamarina. Ma la situazione è grave. La donna non riesce a respirare. Non deglutisce. Non parla.  La Tac evidenzia un versamento pleurico e pericardico. Ricomincia la corsa contro il tempo. Ai medici di Cisanello si chiede il miracolo. Che non c'è stato.  E martedì Marilena si arrende. Le analisi eseguite a Pisa dicono che nei catarri e nelle urine c'è il solito germe che poco tempo prima sembrava sconfitto.  Ora, l'autopsia dovrà chiarire le cause di una morte che dilata il dolore e l'amarezza.  Oggi alle 12, la salma di questa mamma combattiva, di questa donna semplice che non chiedeva altro se non di veder crescere i suoi bambini, arriverà nella chiesa dell'Immacolata.  Sulla sua bara, un piccolo cuscino di fiori con i nomi dei suoi due cuccioli, Davide e Tommaso. E le rose di Stefano. Il grande amore della sua vita.

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