La Regione: moratoria per i debiti delle imprese
La richiesta verrà fatta alle banche nell'incontro fissato il tre agosto
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PIOMBINO. Un salvagente per le ditte dell'indotto. Ieri mattina, all'hotel Centrale, l'assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini ha incontrato le imprese nell'assemblea convocata da Pmi Unite. Tra i presenti al vertice il sindaco Gianni Anselmi e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà. Simoncini ha illustrato il piano di sostegno della Regione, studiato per le imprese dell'indotto Lucchini. In primis la Regione stanzierà un fondo di garanzia di 5 milioni di euro, per garantire la liquidità alle imprese, alle prese con i ritardi nei pagamenti e con le difficoltà di accesso al credito con le banche. E il 3 agosto, la Regione incontrerà proprio le banche, a cui sarà chiesta una moratoria per i debiti che le imprese dell'indotto Lucchini hanno contratto. Non manca, quindi, lo sforzo per garantire la sopravvivenza delle aziende. «La vicenda di Piombino - ha spiegato l'assessore - è una sfida che la Regione vuole vincere, perché è fondamentale per la tenuta e lo sviluppo del manifatturiero in Toscana». «La manovra - ha detto il presidente della Provincia Kutufà - serve a traghettare le imprese verso una ripresa». Ripresa che dovrà passare dall'accordo tra Lucchini e banche e dalla presentazione del piano industriale. Cresce quindi l'attesa per l'incontro del 3 agosto con Mordashov. Il vertice di ieri ha dato l'occasione per interrogarsi sul futuro della fabbrica. Se il consigliere regionale Pd Matteo Tortolini ritiene necessario «convincere la proprietà a rimodulare il vecchio piano industriale, riadattandolo alle nuove esigenze di mercato», non sono mancate le voci fuori dal coro. Come quella di Ivano Monelli, numero uno di Due Emme, che ha invitato a riflettere sulle prospettive della siderurgia, mettendo in discussione il ciclo integrale: «Continuare a fare questo tipo di acciaio potrebbe non avere più senso, qualunque piano industriale legato all'area a caldo potrebbe rivelarsi un bluff. Forse dovremmo rimettere tutto in discussione e spingere per uno stabilimento che produca acciaio speciale». «Alcune scelte non possono competere alle istituzioni locali - ha risposto il sindaco Anselmi - non possiamo pensare che un soggetto come Severstal confermi per decreto quello che vogliamo. Quello che è certo è che a questo territorio non serva una siderurgia che galleggia, se difendessimo un ciclo integrale di bassa qualità commetteremmo un errore. E' auspicabile, invece, creare le condizioni affinché il ciclo integrale sia competitivo e verticalizzi meglio l'acciaio prodotto, in modo da dare una vera prospettiva allo stabilimento». (l.c.)
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