«Senza fabbrica si rischia il crollo»
Lucchini, Bartoletti (Cgil) difende il ciclo integrale
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Il caso Lucchini non è un fatto ordinario. A sostenerlo è il segretario della Cgil Giuseppe Bartoletti, secondo il quale «Questa volta in ballo c'è il mantenimento e la prospettiva di una realtà che ha un ruolo importante nel panorama industriale del Paese, che, per quanto riguarda la Val di Cornia e la Toscana, determina condizioni economiche, occupazionali e di reddito consistenti e non facilmente sostituibili nell'immediato». «Se salta questa prospettiva - sostiene l'esponente Cgil - salta un modello di sviluppo economico diffuso e le conseguenze sarebbero disastrose e incalcolabili. D'altro canto - ricorda - nessuno può affermare che non siano state compiute scelte importanti per garantire il mantenimento e lo sviluppo del polo industriale: dalla pianificazione urbanistica, agli accordi sindacali, alla programmazione dello sviluppo del porto, agli accordi istituzionali per garantire le infrastrutture stradali e ferroviarie». Ma tutto questo oggi non sembra più sufficiente. «Con la crisi finanziaria della Lucchini, lo scorporo dal gruppo Severstal - afferma Bartoletti - ha garantito i soci della società russa, ma ha creato difficoltà enormi alla nostra azienda. Ora è in atto un tentativo per spingere la proprietà a ricapitalizzare la Lucchini e riaprire un dialogo con le banche che garantisca una tregua». Questo però secondo Bartoletti «Non elimina i pericoli, caso mai li sposta in avanti. Sullo sfondo rimane la ricerca di un piano industriale che garantisca il mantenimento del ciclo integrale, senza il quale la presenza della siderurgia sarebbe pleonastica. Tutto ciò non è certo, anzi più voci tendono a dire l'esatto contrario. Ecco perché non bisogna abbassare la guardia, nonostante i tentativi di spargere rassicurazioni». Il 22 luglio ci sarà uno sciopero e un'assemblea davanti alla portineria. «Pensiamo che il governo - conclude il segretario Cgil - debba assumere un ruolo più incisivo. Un'idea industriale questo Paese dovrà pur averla, se c'è una ripresa degli investimenti, e prima o poi ci sarà, si può fare a meno della siderurgia? Si può immaginare un territorio vasto che rischia di essere desertificato dal punto di vista del reddito e dell'occupazione senza che nessuno intervenga?».
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