Il Tirreno

Scenari oscuri agitano l'assemblea dei delegati

Il sindacalista Mirko Lami
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Il sindacalista Mirko Lami

I sindacati non nascondono i timori sulla situazione finanziaria

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PIOMBINO. Musi lunghi, nervosismo. Nell'aria una preoccupazione diversa, come se stavolta le speranze di risolvere i problemi fossero ridimensionate.  Era questo il clima agitato che si respirava ieri nel corso del consiglio di fabbrica. I segretari Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda si trovavano davanti ai delegati delle Rsu. C'era da illustrare l'esito dell'incontro al ministero. Ma Roma, c'era da aspettarselo, non ha portato notizie buone.  Così il consiglio di fabbrica è diventato un calderone di interventi preoccupati, critiche, fantasmi. «Se prima vedevo il bicchiere mezzo pieno, adesso non lo vedo più - ha detto Nicola Zagni, delegato Uilm - i lavoratori devono sapere che cosa stiamo rischiando, dobbiamo andare nei reparti per renderli partecipi».  Nell'aria un senso di smarrimento comprensibile da parte di chi, nel giro di neanche due anni, ha visto passare l'azienda dai guadagni ai debiti, dalla prospettiva di nuovi investimenti a scenari oscuri. Le parole "fallimento", "blocco degli stipendi" sono tornate a circolare nel consiglio di fabbrica. Tanto da spingere qualcuno a gettare acqua sul fuoco, pur non sottovalutando la gravità della situazione. «Non dobbiamo perdere la testa - ha spiegato Sergio Cardellini - ma compiere iniziative graduali per suscitare attenzione nei confronti dello stabilimento».  «Sugli stipendi non ci sono presupposti per dire che ci sarà un blocco a ottobre - ha spiegato Mirko Lami (Fiom) - è chiaro però che il problema si presenterebbe se la situazione non si sbloccasse e affondassero le ditte di manutenzioni e approvvigionamento dello stabilimento. In questo caso si marcerebbe verso l'esaurimento. Occorre un'assemblea unitaria, per scacciare l'allarmismo, ma al tempo stesso per far capire a tutti i lavoratori il rischio che corriamo».  La necessità di informare i lavoratori sulla vicenda ha assunto un ruolo importante nel dibattito. «I segnali di ciò che stava accadendo erano chiari da tempo - ha detto Graziano Martinelli (Fiom) - dovevamo avere un atteggiamento diverso, non potevamo far finta di niente. Siamo in una situazione peggiore rispetto a Pomigliano, loro almeno avevano un interlocutore».

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