Il Tirreno

Crescono i consumi, ma la crisi non si arresta

Gli agricoltori: si vende più frutta e verdura, le famiglie risparmiano il 3,9%

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 VENTURINA. Tornano a crescere i consumi alimentari, ma cambia il carrello della spesa. Meno pane, pasta, carne e vino. Più frutta, ortaggi, formaggi, latte e prodotti trasformati. Un dato positivo, ma secondo la Confederazione agricoltori (Cia) la crisi e tutt'altro che superata.  Commentando i dati Istat di marzo sulle vendite, l'associazione evidenzia che, se è vero che hanno ripreso a correre i consumi alimentari (più 3,7% a marzo scorso e più 1,1% nel primo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), si è registrato un calo degli acquisti di pane (meno 4%) di pasta (meno 2,4%) di carne bovina (meno 2,3%) e vino (meno 2,2%). Aumentate invece le vendite dei prodotti trasformati, in particolare gli ortaggi (più 10,2%), dei preparati per risotti (più 9,8%, dei piatti surgelati (più 3,8%), dei salumi Dop (più 2,1%), dei formaggi (più 1,1%), degli yogurt (più 2,2%), della carne di pollo (più 7,4%), degli ortaggi (più 5,4 per cento), della frutta (più 3,4 per cento) e il latte fresco (più 1,1 per cento).  «L'aumento delle vendite - rileva il responsabile della Cia Marino Geri - ha avuto senza dubbio una spinta dal crollo (solo a marzo meno 9,6%) dei prezzi e favorito gli acquisti da parte delle famiglie, la cui spesa alimentare è ridotta del 3,9%».  «La crisi economica - sostiene quindi Geri - non sembra, quindi, aver svuotato il carrello della spesa delle famiglie, ma piuttosto ha contribuito a modificarlo. Il consumatore appare ancora cauto. Fa più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come gli hard-discount. Si punta, quindi, al prezzo più basso».  Per quanto riguarda i canali di acquisto viene confermata una maggiore propensione verso i discount (più 8%) e le piccole superfici di prossimità (superette) che segnano un incremento del 14%, pur mantenendo un peso marginale. Super e ipermercati, che concentrano insieme quasi il 70% della spesa, segnano un più 1,3%, mentre non si arresta il declino del dettaglio tradizionale (meno 6,8%) «La ripresa delle vendite alimentari - avverte la Cia - è dunque un segnale, ma al momento appare azzardato parlare di un'uscita dalla crisi che resta ancora molto difficile e complessa».

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