Il presidio
Antichi affreschi ritrovati in S. Giusto durante i restauri
Michelangelo Pasquinelli
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Scoperte nicchie e parti di antichi affreschi3 MINUTI DI LETTURA
SUVERETO. Affreschi, bestiari, sinopie sono venuti alla luce dalla rimozione degli intonaci nel restauro in San Giusto, la più antica chiesa officiata della diocesi. Per esigenze di culto i lavori riprenderanno a settembre, ma il colpo d'occhio è già notevole, con la patina chiara che ricopre le pietre millenarie e lascia intravedere la storia di quella che fu cattedrale diocesana quando i vescovi, in fuga da Popolonia, vi si fermarono prima di trasferirsi a Massa Marittima. «Quando visionammo la chiesa - dice Maria Teresa Lazzarini della Sovrintendenza ai monumenti - aveva un aspetto tetro, con intonaci fatiscenti e cromie tristi che ne accentuavano l'oscurità. In origine sarà stata arricchita da interventi scultorei e cromie perduti nel tempo dopo il periodo d'oro nel quale questa chiesa è nata, come si vede dalla facciata. Col tardo romanticismo, fin dall'800 si fece largo l'idea di tornare al medioevo come stile, impoverendo l'edificio e riportando le pietre in vista, togliendo gli altari laterali e tutto ciò che era così detto barocco». Non è stato facile risolvere questo tipo di restauro: «Osservando il catino absidale e la scritta che fa risalire la costruzione della struttura attuale al 1089, su una chiesa più piccola preesistente, notai - afferma - il suo leggero intonaco, ricorrente anche in altri esempi del tempo, pensando che con una scialbatura chiara avremmo aiutato la chiesa a ritrovare una sua luminosità». Come fosse San Giusto alle origini lo dicono alcuni ritrovamenti: «In un sottarco addossato ad una parete di tamponamento sono venuti alla luce affreschi che ci fanno rimpiangere quelli originali perduti - dice la sovrintendente ai restauri - perché molto belli e da studiare meglio. Dovrebbero aver a che fare con Firenze e risalire a fine 200 inizio 300 e valuteremo la scuola delle pitture di un probabile autore importante». Sulla parete si intravede un altro affresco deteriorato dall'umidità e da una radice di fico che vi si era insinuata (raccolti i frammenti, si tenterà la ricostruzione). È venuta alla luce una nicchia affrescata di un altare o cappella votiva, così come un confessionale in muratura più recente, forse 600-700. Sopra una monofora altro ritrovamento di grande interesse: un "bestiario", con figure scolpite che stanno a raffigurare il bene e il male, il famoso vangelo dei poveri insegnato con affreschi e sculture. «Gli affreschi riscoperti nella zona absidale hanno invece un valore inferiore - spiega Lazzarini - Interessante la sinopia rinascimentale quattrocentesca sopra la porta della sacrestia, un disegno preparatorio per la realizzazione di un affresco. Tutto ci dice che siamo dinanzi ad una chiesa importantissima, come testimonia la facciata pur bisognosa di restauro. Purtroppo lo stato non finanzia più; la cultura è in fondo agli interessi pubblici. A volte intervengono enti privati ma è difficile reperire fondi se non col contributo della popolazione cui va l'onore, insieme alla parrocchia, di queste realizzazioni». Altra interruzione al restauro da questo weekend. Chiesa aperta al culto per - oggi - le prime comunioni, poi la cresima, alcuni matrimoni. Resterà visitabile in estate, momento di maggior affluenza turistica. Nuova chiusura a fine settembre per la conclusione del restauro interno.
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