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Bastioni leonardeschi tra erbacce e detriti a due anni dalle frane

Bastioni leonardeschi tra erbacce e detriti a due anni dalle frane

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PIOMBINO. Lo spettacolo è tra i più desolanti. Il passo ai pedoni è ancora sbarrato dai quei devastanti giorni del dicembre 2008. Sui Bastioni leonardeschi ancora la ferita aperta dalla frana e tutt'intorno quasi un metro di erbacce. Un luogo ricco di suggestioni storiche a cui si accompagna un'incoparabile vista sul mare. Un patrimonio da valorizzare ridotto invece ad una specie di toilette per cani. Impossibile scendere sulla spiaggia. La scalinata sta in piedi per miracolo, in sospeso nel vuoto. La relazione del professor Paolo Canuti, al quale il Comune ha commissionato lo studio sullo stato della costa urbana, ha confermato che la zona del convento dei frati è tra le più critiche: per rimediare occorrerebbe almeno un milione e 600mila euro dei 6 milioni previsti per gli interventi indicati nel progetto Canuti di messa in sicurezza di tutta la costa. La presentazione dello studio era inizialmente prevista per gennaio, ma il Comune ha richiesto alcune integrazioni e dunque si dovrà aspettare qualche altra settimana - precisa l'assessore all'Ambiente Marco Chiarei - perché il Comune recepisca ufficialmente il piano e lo invii alla Regione, insieme alla richiesta di un cofinanziamento che dovrebbe coprire almeno il 60% dei costi. Il fascicolo però è da mese allo studio degli amministratori. L'assessore Chiarei se lo tiene ancora ben stretto tra le mani, concedendo solo qualche anticipazione. Sei le aree critiche individuate dai geologici, del resto già tutte interessate di movimenti franosi in questi anni: l'area del convento dei frati, piazza Manzoni, viale del Popolo (suddivisO in due zone), lungomare Marconi e Calamoresca. Sotto i frati la zona franosa è particolarmente ampia e grave e non coinvolge solo la ripa ma anche il campetto di calcio dentro il perimetro del convento, la resede e il giardino. I detriti che si sono staccati dalla falesia hanno raggiunto la spiaggia, le scalette sono come un ponte tibetano. Dissesti spesso localizzati, ma destinati ad evolversi. Materiali instabili, certo. Ma anche la presenza di una emergenza idrica di cui i geologi non sono riusciti a determinare la natura: forse una sorgente naturale (la stessa dei Canali di Marina?) o una perdita dell'acquedotto. Fatto sta che per rimediare, come in quasi tutte le altre situazioni di pericolosità, lo studio Canuti indica un mix di interventi: palificate, regimazione delle acque, scogliere di protezione ai piedi della falesia, trincee drenanti, consolidamento dei barbacani ed opere di ingegneria naturalistica. Dallo studio ci sia aspettava anche una risposta sulle cause della frana di Cittadella, quella forse meno prevista è più eclatante che nel dicembre 2008 si è portata via una parte notevole della piazza. Terreni di riporto antropico ed eterogenei con un limitato grado di consistenza e quindi più facilmente tendenti a scivolare. Ma non c'è alcun riferimento nello studio ai grossi sommovimenti a cui la zona è stata sottoposta in occasione dei lavori per realizzare il garage sotterraneo a servizio degli appartamenti ricavati nell'ex ospedale. «Nella loro relazione - conferma l'assessore Chiarei - i tecnici hanno esclusivamente messo in relazione la frana di Cittadella con cause naturali. Tra l'altro, oltre alla intensa pioggia ha concorso molto in quell'occasione l'azione del violento moto ondoso che, scavalcato il piazzale d'alaggio, contribuì a scalzare la falesia». Situazione grave, costi esorbitanti. «Visto che si tratta di interventi per proteggere l'incolumità pubblica - dice l'assessore Chiarei - chiederemo di essere compresi nel piano della Regione per gli interventi indifferibili e urgenti. Ci aspettiamo un cofinanziamento al 60% delle opere indicate nel progetto Canuti, mentre da parte nostra abbiamo deciso di stanziare un milione nel 2011, un milione nel 2012 ed eventualmente altri 500mila euro l'anno successivo». Ma gli interventi prevederanno solo la messa in sicurezza delle sei zone critiche. Il piano non comprende, dunque, la ricostruzione della parte di piazza Manzoni franata, per la quale Chiarei, al momento, non va oltre ad un generico impegno al ripristino, senza indicarne i tempi. Del resto non sembra affatto facile né breve lo stesso intervento di messa in sicurezza. «Una volta ottenuto il cofinanziamento - sostiene comunque Chiarei - faremo partire più o meno contemporaneamente tutti i lavori».

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